Biografia Alma Perez Spiga

Alma Perez Spiga

Alma Perez Spiga (1958) vive a Sinnai (CA). Coltiva la passione per l’esoterismo, le arti sceniche e i thriller, che predilige per la propria formazione classico-giuridica e per aver lavorato in alcune Procure dell’isola. Non ha problemi a trarre spunto dalla realtà, che è sempre semplice e lineare. Non ha in simpatia i gialli troppo violenti, quelli che raccontano crimini complicatissimi: nella realtà non esistono.

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A. Perez Spiga, Il canto silenzioso dell'acqua

Il canto silenzioso dell’acqua di Alma Perez Spiga

Primo capitolo

Profondo sud della penisola italiana.

Adagiata su di un promontorio a picco sul mare Solemalia, ridente cittadina dai nobili trascorsi, all’apparenza sonnecchiava placida in una calda sera d’estate. A ben guardare, però, per strada non si vedeva nessuno, salvo qualche raro passante che rincasava accaldato e stanco. In realtà la città era sofferente, tormentata da un’infernale cappa bollente perché, da alcuni giorni, soffiava inesorabile lo scirocco.

Anche fuori città la situazione non era migliore: stessa calura, stessa afa insopportabile. In periferia, la vecchia Statale 180 si avventurava come sempre nei paesini dell’interno, lanciandosi sinuosa lungo una serie interminabile di campi coltivati distesi pigramente alla luce della luna. Il bianco astro notturno, incredibilmente grande, pareva incombere rotondo su quel paesaggio agreste, come se volesse staccarsi dalla volta stellata per tuffarsi di sotto tra le siepi di cisto e rosmarino. L’unica cosa che poteva capitare di sentire, da quelle parti, era il monotono gracidare di alcune rane insonni dai bordi delle vasche irrigue sparse tra gli orti; nient’altro: non c’era anima viva. In alternativa, volendo fare una sosta lungo la via, sarebbe stato possibile udire in sottofondo il suono dominante tipico di quei luoghi: il canto dei grilli, uniforme, fortissimo, persistente come un’ancestrale vibrazione di fondo destinata a non avere mai fine.

Quella sera, insolitamente, sotto il chiarore dei raggi lunari era possibile scorgere due automobili ferme, con i fari spenti, in un’area per la sosta d’emergenza.

Una delle auto aveva lo sportello aperto e al suo interno non c’era nessuno, mentre all’esterno si poteva distinguere chiaramente la sagoma di un uomo alto, robusto e vestito elegantemente. Era leggermente curvo, intento a discutere con il passeggero dell’altra macchina, evidentemente seduto al posto di guida e con il finestrino aperto.

L’uomo in piedi appariva piuttosto alterato: parlava ad alta voce e gesticolava animatamente. Di colpo, nel bel mezzo della discussione, rapido come un fulmine estrasse qualcosa da sotto la giacca urlando – “Non ho bisogno di te!”

Poi, improvviso e feroce, risuonò nell’aria un colpo di pistola. Per un attimo fu il silenzio totale. Perfino i grilli si fermarono, turbati da quel fragore inaspettato. Di seguito echeggiarono nell’aria altri tre spari, veloci, decisi, uno dietro l’altro.

Infine l’uomo, rimettendo a posto la pistola, disse ancora – “Sporco egoista, tu non meriti la vita eterna!”

Tutt’attorno si respirava soltanto immobilità e silenzio, pareva che il tempo si fosse fermato. Non c’era niente che si muovesse, a parte il lieve ondeggiare delle foglie nei campi. Non si vedeva nessuno nel raggio di kilometri, non un’automobile in transito né, tanto meno, esseri umani.

Quell’uomo alto ed elegante, con calma, salì sulla sua macchina e se ne andò indisturbato, lasciandosi alle spalle l’altra auto, ferma e muta sul ciglio della strada.

Nella quiete della notte a poco a poco riprese il canto dei grilli, dapprima timidamente, quasi in sordina, poi sempre più forte.

Alma Perez Spiga


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