Antonio Lavieri

Antonio Lavieri (1949) Ha studiato in Italia e in Inghilterra. Ha lavorato nel mondo della pubblicità, del design e dell’architettura realizzando diversi progetti in Italia e in altri Paesi europei. Ha vissuto l’intero periodo delle trasformazioni sociali e quei ricordi lo hanno stimolato a scrivere L’Isola del non ritorno nella città di Sydney, dove ora vive gran parte del suo tempo.

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Copertina Lavieri L’Isola del non ritorno

L’Isola del non ritorno di Antonio Lavieri

L’Isola

Il cielo blu scuro della notte con le prime luci dell’alba si va lentamente schiarendo, dipinto da un volo di innumerevoli uccelli bianchi. Cantano l’arrivo del nuovo giorno nutriti dalle onde di un mare impetuoso che spazzando la stretta spiaggia trasporta l’alimento di vita. Qui l’oceano impone la sua autorità superiore. Il vento, che non vuole essere da meno, raccoglie la brezza dalla schiuma del mare e la trasporta attraverso la piccola isola dalla fitta vegetazione. All’interno altri uccelli dai mille colori festeggiano l’arrivo del nuovo giorno condividendo la vita con piccole scimmie di color avorio già in cerca di frutti maturi. Per migliaia di anni, in un tempo infinito, la vita sull’isola si è rinnovata nello stesso identico modo senza che l’uomo l’abbia mai abitata. Finché un giorno tutto è cambiato.

Riparati dai raggi del sole sotto una copertura di legno alcune donne e uomini lavano i panni in vasche di pietra, utilizzano sapone di Marsiglia e acqua dalle taniche che hanno riempito alla cisterna installata all’inizio della tettoia; altri dopo aver appeso gli abiti sono in attesa che il vento li asciughi. I lavatoi sono al margine di una fila di edifici costruiti nella densa vegetazione.

La voce della più giovane delle donne sovrasta le altre.

«Maria rompi le palle sin dal mattino presto!» le grida in tono scherzoso un uomo che legge un libro seduto a terra con la schiena appoggiata a una palma.

Maria gli rivolge uno sguardo sprezzante attraverso i suoi grandi occhi neri e impreca nella sua lingua nativa. Inoltrandosi nella foresta il vocio dell’uomo si perde per lasciar posto alla festa degli uccelli variopinti. La piccola isola per millenni ha conosciuto solo il rumore dell’infinito oceano che la circonda, il sibilo del vento che l’accarezza, il canto degli uccelli e i pettegolezzi delle scimmie.

Il fragore delle pale di un grosso elicottero squarcia l’eterna pace di questi luoghi spaventando le scimmiette avorio che iniziano a fuggire e gli uccelli sospendono il canto. Intanto un soldato in tuta gialloverde indica al pilota il corretto allineamento. Il grande piazzale dove atterra l’elicottero è circondato su tre lati da alcune costruzioni in legno, edifici semplici con porticati che proteggono dal sole.


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