Cristiano Nesta

Cristiano Nesta nasce a La Spezia nel 1983. Dopo aver conseguito il diploma scopre la passione per la scrittura creativa, il cinema e i romanzi noir, definendo il suo stile narrativo. Nel 2010 pubblica la prima edizione del romanzo Sulla lama dei ricordi (La Riflessione).

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Cristiano Nesta. Copertina Sulla lama dei ricordi

Sulla lama dei ricordi di Cristiano Nesta

Capitolo primo

23 dicembre 2000

Quella notte il vento soffiava fortissimo, folate gelide s’infrangevano tra gli abeti quasi spogli suonando macabre sinfonie invernali. Uno spicchio di luna illuminava il boschetto d’innanzi la casa dei Friedmann, rendendo lo spettacolo ancor più tetro e inquietante. Ombre morte trafiggevano i solai dell’abitazione penetrando dalle finestre: un gioco fastidioso e ingannevole degli alberi illuminati dalla fioca luce notturna. Come se non bastasse dopo pochi istanti la pioggia coronò lo scenario tamburellando sul soffitto di legno e scrosciando tra le foglie dei pochi alberi non aghiformi della vegetazione circostante. L’acquazzone tagliava quasi orizzontalmente l’aria e pochi minuti bastarono per creare medie pozze d’acqua sulla strada sterrata che conduceva alla funestata dimora.

La precipitazione continuò incessante per diverse ore, nel frattempo il vento cessò di soffiare regalando al paesaggio un meritato riposo. Un piccolo faro oltre al riflesso tenue della luna era l’unica fonte di luce, situata subito sopra la porta d’ingresso dell’abitazione deserta. Il lume illuminava appena i quattro scalini sottostanti, il poggiamano di legno fradicio e uno zerbino verde che portava la scritta sbiadita «Benvenuti». Poco distante s’intravedeva una singolare cassetta della posta semiaperta, cosparsa quasi interamente di muschio verdissimo dall’aspetto morbido e naturale. La targhetta che portava il nome della famiglia scritto con vernice bianca su sfondo grigio scuro, tinteggiato da piccoli puntini arancioni di ruggine, era tuttavia visibile. La cassetta era posizionata sul lato destro della stradina, di fronte al recinto legnoso che circondava interamente il fabbricato. Le pozze che si erano create nei primi minuti dell’acquazzone erano ora diventate piccoli laghetti naturali, sia lungo la strada sia all’interno della recinzione, specchiando la luna ora quasi completamente coperta dalle nuvole nere cariche d’acqua e deformata dalla pioggia incessante. Questo scorcio naturale e silenzioso fu interrotto da un lontano rombo artificiale, il rumore inizialmente poco riconoscibile del motore di un’automobile di alta cilindrata. Percorreva lentamente lo sterrato incappando spesso nei laghetti piovani, dondolando come la culla di un neonato, prima a destra poi a sinistra.


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