Biografia Fabiana Muni

Fabiana Muni

Fabiana Muni

Fabiana Muni (1986) è una pedagogista catanese impegnata in attività artistico-culturali e socio-sanitarie. Dal 2017 porta avanti la sua lotta contro il cancro al seno raccontata nel suo libro d’esordio Faccia di Luna (2018). Dopo Il comodino metaforico (2020), è al suo secondo romanzo. Nel 2023 per aver trasferito il suo impegno sociale nella letteratura ha vinto il Premio Enrico Morello (Festival Etnabook). Nel 2022 ha pubblicato Oltre il Ring. Un viaggio nella boxe dentro e fuori le sedici corde.

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Il rimedio Big Kahuna - Copertina

Il rimedio Big Kahuna

Il rimedio Big Kahuna. Italia, docente di latino e italiano, decide di cambiare vita. Incontrerà Carlo, con cui nascerà un rapporto professionale e umano che, si scoprirà, nasconde verità inaspettate.


Copertina Il comodino metaforico

Il comodino metaforico di Fabiana Muni

Prima pagina

Siviglia, ore 10.00

La sveglia suona per ricordarmi l’assunzione della pillola.

Il letto ancora da rifare.

L’aroma del primo caffè in uscita dalla moka.

I raggi del sole da dietro la finestra.

La burrasca nel mio cuore.

La voglia di scrivere.

Il benvenuto a te, caro lettore.

Il mio nome è Virgilio, ho trentacinque anni e questa è la mia storia, o meglio una tra le tante. Una parentesi graffa – non quadrata, né tonda – di cui è composta la trama della mia vita. Prima di aprirla, però, qualcosa di me. Giusto per rendermi più familiare. Il mio sangue è misto; in esso scorrono globuli argentini di Cordoba (ereditati da mamma) e siciliani di Porto Empedocle – zona girgentina – (ereditati da papà). Ho precisato siciliani e non italiani perché a mio parere quest’isola è uno Stato a sé rispetto all’intero stivale; ma è un’altra faccenda e questa non è la giusta sede per discuterne.

La duplice commistione è piuttosto palese nel mio aspetto: ho un incarnato da quinto fototipo, sono il tipico che si abbronza semplicemente guardando il sole e che fa crepar di gelosia gli amanti della tintarella; ho capelli neri con leggere sfumature di bianco (ahimè l’età avanza) folti, crespi e ricci, tanto ricci e tanto crespi che quando mi sveglio la mattina, oppure appena dopo lo shampoo, sono indomabili. Un eufemismo per evitare di mortificarmi troppo. Ho più volte pensato di tagliarli, salvo poi cambiare idea; che posso farci, ho deciso che fino a quando il tempo me lo concederà, come Sansone, la mia testa non conoscerà rasoio. Senza capelli perderei buona parte del mio vigore, di me stesso.

La mia riservatezza mi ha sempre spinto a portare anche la barba, da quando i miei ormoni si son decisi a farmela spuntare, ma adesso sto sperimentando un ritorno alle origini prepuberali, quindi al momento ho il viso pressoché glabro. Dicono mi dona, si notano meglio certi particolari del volto – triangolare, a quanto pare – come le labbra, il sorriso, il neo che mi ritrovo al centro della guancia destra e una piccola cicatrice all’altezza del labbro superiore sinistro, ricordo tangibile di una caduta in bici quand’ero uno scalmanato dodicenne. Da lì, tanto scalmanato non fui più.


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