Biografia Giovanni Della Corte

Giovanni Della Corte

Giovanni Della Corte è nato a Villa di Briano (CE) nel 1963, ha poi vissuto a Napoli e Campobasso. Fin da bambino ha avuto una spiccata creatività, scoprendo nel tempo la passione per la letteratura e il teatro, specialmente le commedie di De Filippo e Scarpetta e i film di Totò. Anni fa ha intrapreso l’avventura dello scrittore e crea storie arricchendole delle proprie conoscenze letterarie e teatrali.

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Copertina Allo zero Cielo

Allo zero Cielo di Giovanni Della Corte

Primo capitolo

L’alba fa ormai capolino sul piccolo paese di Roccacima, ancora immerso nel silenzio. Nell’aria si sente solo il fruscio delle foglie degli alberi mosse da un leggero vento e il canto di un gallo che proviene da un campo lontano.

D’improvviso ecco da uno dei piccoli viottoli dei passi leggeri e veloci di un bambino, porta tra le mani un piccolo pacchetto, lo sorregge con molta attenzione come se avesse paura di farlo cadere. Rallenta nei pressi della chiesa, ci sono delle scalinate da salire alte e malandate, si rischia facilmente di perdere l’equilibrio. Bussa più volte a una porta laterale della chiesa e dopo alcuni istanti appare sull’uscio il parroco, il quale prende il pacchetto e saluta il bambino con una carezza e un sorriso. Non appena si chiude la porta il bambino fugge via di corsa, ora non ha più nulla da temere, non ha con sé cose che si possono rompere.

Un paio di volte alla settimana Jolanda Zotti, una contadina rimasta da poco vedova, dona al parroco del paese don Luigi una mezza dozzina di uova fresche ancora calde perché appena tolte da sotto alle galline; lo fa per devozione al Santo patrono. Ogni volta manda Marco, il suo unico figlio; non ci va lei perché non vuole che qualcuno in paese ne parli male, ci sono in giro troppe malelingue.

Il paesino è arroccato in cima a un monte e celato da vari speroni di roccia, è pertanto un po’ isolato dal mondo. Gli abitanti sono persone devote, veri timorati di Dio, perché grazie alla costante e impressa opera del parroco si è creato un tale stato di totale abnegazione ai doveri religiosi che chi più e chi meno si cimenta in dimostrazioni di affetto ecclesiastico. Il parroco è molto contento della compatta partecipazione alle funzioni e processioni.

Il sole inesorabile incomincia ad affacciarsi sul piccolo paese, i rintocchi delle campane della chiesa giungono nelle case, nelle quali tutti si stanno svegliando. Man mano le stradine ancora fresche dell’umidità della notte si riempiono di gente che si reca in chiesa per assistere alla messa delle sei. Ci vanno tutti gli abitanti del paese, sindaco compreso. Tra questi c’è una persona che ogni mattina è ansiosa di arrivare per prima in chiesa per mettersi al primo banco: Giacinto Giglio. È gentile e cordiale, stimato da tutti, vive da solo in una casa del centro da quando una ventina di anni fa morirono i suoi genitori. Giacinto fisicamente non è un gran che, non è certamente un uomo dall’aspetto attraente e anche per colpa del suo carattere timido malgrado abbia ormai superato la quarantina fino a oggi non è riuscito ancora ad ammogliarsi. È impiegato negli uffici dell’Anagrafe e conosce bene ogni abitante del paese fin dalla nascita: per qualsiasi modifica anagrafica si passa prima da lui.

Giacinto non è il solo a preoccuparsi di arrivare per primo in chiesa, c’è anche il sindaco Procopio Battistino, corto e panciuto, capelli tirati indietro a lucido di brillantina e baffetti all’insù. Sotto al suo braccio la moglie Carmela Cece, che ha la stessa corporatura del marito, bruttina in viso, anche se si trucca in modo pesante non riesce mai a migliorare il proprio aspetto.

Ogni mattina si assiste alla stessa scena. Quando giungono in prossimità della chiesa i due coniugi vedono arrivare dall’altra parte Giacinto che procede a passo veloce; loro fanno altrettanto, per come camminano sembrano due caciocavalli con i piedi. Mentre cercano di guadagnare per primi l’entrata della chiesa Giacinto e Procopio si guardano l’uno con l’altro per vedere se hanno un vantaggio sull’avversario, ma arrivano puntualmente insieme. Si fermano per un istante, si scrutano, poi Giacinto cede il passo in segno di rispetto verso il sindaco che ne approfitta e sguscia via veloce ma viene fermato per alcuni istanti dal parroco per i saluti di circostanza. Giacinto arriva quindi vittorioso al primo banco e si siede al posto del sindaco, che quando vi giunge non può far altro che sedersi al suo fianco esprimendo piccole espressioni di disappunto; lui invece sorride soddisfatto.

Gli altri, contrariamente, non hanno questa smania di affrettarsi per entrare in chiesa e uno dopo l’altro con calma prendono posto tra i banchi. Non c’è una disposizione prestabilita, ogni volta cambia a seconda di dove uno trova il posto libero. Questa mattina subito dietro al banco dove siede Giacinto e la famiglia del sindaco c’è il farmacista Porfirio Gigante, che al contrario del suo cognome è basso e secco. La moglie Serafina invece è bassa ma pienotta, mentre i due figli Giancarlo e Rosanna rispettano in base al sesso la fisionomia dei genitori. Poi il notaio Fiorenzo Battifiori, un omone alto e grosso vestito sempre elegante, sfoggia oggi un bel gessato blu; la moglie Gemma, molto bella, della stessa statura ma mingherlina; l’unica loro figlia, un po’ bruttina, Giannetta, ha l’età per andare in cerca di marito. Poi ancora l’avvocato Oreste Scocca, anche lui elegante ma meno impettito del notaio, con la moglie Maria anch’essa bella e l’unico figlio Bruno, con l’aspetto dell’imbranato e i modi un po’ maldestri che ogni tanto butta l’occhio su Giannetta. Lei fa finta di niente ma ha capito già da tempo che può nascere tra di loro qualcosa di più di una semplice conoscenza.


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