Biografia Laura Carli

Laura Carli

Laura Carli (Comacchio, 1980). Nasce poetessa, prima di addentrarsi nel mondo della scrittura narrativa. Nel 2017 pubblica la raccolta di racconti Nel cortile… nella valle. Sognatrice malinconica e romantica, predilige raccontare di donne cogliendo le innumerevoli sfumature del mondo femminile.

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Copertina Carli Lo specchio della paura

Lo specchio della paura di Laura Carli

Capitolo uno

La pioggia cadeva così finemente che pareva non bagnasse nemmeno. Il sole splendeva, ma una grigia striscia si stagliava all’orizzonte, colma di nubi pesanti pronte a lasciarsi andare. Le gocce inumidivano il vetro rigandolo appena, leggere ballerine in punta di piedi. L’autunno era arrivato, vestito dei colori della terra.

Silvia osservava seduta sul letto, ma ciò che veramente vedeva erano le sue delusioni. Mai avrebbe immaginato di trovarsi in quella situazione, di sentirsi a un punto fermo, di sostare in un labirinto senza uscita. Rimase così a lungo, con le braccia distese sulle cosce livide e i pugni serrati. Continuava a fissare la finestra e si accorse di piangere; grosse lacrime talmente calde che le bruciavano gli occhi e che continuavano a scendere senza sosta, fino a farla scoppiare in un improvviso singhiozzo convulso. Tuonò.

Il suo mondo era crollato all’improvviso, come un edificio fatto esplodere sotto chili di dinamite. Paolo l’aveva tradita. L’aveva delusa.

Fino al giorno prima pensava di avere un futuro con lui, ora non capiva nemmeno più se sarebbe arrivato un domani e di che colore sarebbe stato.

Certo non era la prima volta, ma non era nemmeno sicura che anche quella infatuazione extraconiugale si sarebbe bruciata in fretta, come un fuoco di paglia. Rimaneva però il fatto che lei fosse la moglie. Le altre? Solo di passaggio.

Era lei che si occupava con dedizione alla cura della casa. Gli abiti che Paolo indossava venivano lavati e stirati dalle sue mani ruvide. Solo a lei spettava il compito di preparargli la colazione, alzandosi di soppiatto per non svegliarlo prima dell’ora stabilita. Sistemava con cura ogni cosa, aspettando il sorriso del suo amato apparire in cucina; allora sapeva di poter iniziare bene la giornata. Un’espressione insolitamente dolce si disegnava sul volto dell’uomo solo in quell’occasione, e lei viveva di questo. Lo attendeva, insieme a un affettuoso bacio a stampo, perché Paolo era affezionato alla moglie quasi come lei al loro gatto.

Silvia era sempre di corsa. Si angosciava per preparare la cena, puliva la lettiera di Milk e passava l’aspirapolvere. Riordinava i panni e sprimacciava i cuscini avvizziti del divano; poi vi sistemava accanto, sul tavolino, il pacchetto delle sigarette con l’accendino e il posacenere lavato. Non scordava mai di mettere il telecomando. Spolverata la camera, rassettava il letto con cura maniacale, specialmente nelle pieghe della trapunta a pois; sua madre gliel’aveva regalata qualche anno prima di morire, c’era un legame invisibile tra lei e quella coperta.

Posizionava poi gli abiti puliti del marito sopra al letto, in ordine: dai calzini alla camicia perfettamente inamidata. A lui piaceva vestire bene. Dopodiché scendeva al piano inferiore per controllare la cucina, un’ultima occhiata al bagno e una spazzata alla scala.

Faceva tutto questo quotidianamente. Trascorreva la prima metà della giornata sul posto di lavoro a pulire le camere degli altri, in un hotel della sua città. Sua madre lo aveva fatto prima di lei, avanti e indietro per anni, su di un autobus blu che la trasportava da casa al lavoro e viceversa dalla sua bambina e dal marito burbero a quella varietà di sconosciuti che incrociava frettolosamente nei corridoi.


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