Biografia Maria Grazia Nieli

Maria Grazia Nieli

Maria Grazia Nieli è nata a Noto nel 1988 e vive oggi a Catania. Ama leggere, scrivere e cucinare. Nel 2016 scrive il primo racconto breve Tepore freddo. Pubblica ora il suo primo romanzo.

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Copertina Nieli L'ingrediente essenziale

L’ingrediente essenziale di Maria Grazia Nieli

Primo capitolo

Emma incarnava alla perfezione lo stereotipo della ragazza della porta accanto. Solare e positiva, cercava il meglio di ogni cosa le capitasse. Odiava l’ipocrisia e le lusinghe. Schietta e attenta osservatrice, non si faceva scrupoli a esprimere la sua opinione; proprio per questo i suoi consigli e il suo sostegno erano bene accetti ma raramente seguiti.

Il tratto distintivo era la sua confusa chioma. Lunghi ricci rossi indomabili le conferivano il fascino tipico del re della savana. Quelle spirali rosso granata sembravano avere una vita propria, molle irrequiete che rimbalzavano a ogni suo movimento, anche il più impercettibile. Cresciuta con la madre e la nonna, aveva ricevuto un’educazione femminista che, soprattutto negli anni dell’adolescenza, l’aveva portata a maturare una pessima stima nei riguardi del sesso forte, così universalmente definito. Un precetto atavico, vecchio come il cucco, non ammesso nell’alveare in cui viveva.

A rafforzare questo Leitmotiv erano state le disa-storie amorose delle due amiche che le ruotavano attorno: le sue spalle erano ormai zuppe di lacrime amare versate nel corso degli anni, collezionando una delusione dietro l’altra.

Ma nonostante tutto quelle due masochiste ci ricascavano e prontamente fallivano. Impersonavano il lupo di quel detto popolare che potrebbe anche perdere il folto pelo ma non le cattive abitudini, che si ostina a perseguire. Emma non riusciva a spiegarsi questo sciocco ciclo fatto di “stavolta è quello giusto” e dopo “cazzo mi ha mollata”.

Non trovava una sola ragione valida a sostegno di quell’atteggiamento nocivo. Per evitare questi inutili turbamenti si era tenuta alla larga dagli uomini e aveva preferito investire il suo tempo cercando di capire gli assurdi meccanismi che portano a innamorarsi di qualcuno per poi inevitabilmente esserne deluse. Una laurea in psicologia aveva fatto chiarezza e – per l’esperienza indiretta accumulata negli anni – si era ripromessa di salvare più donne possibili da questa spirale emotiva.

«Mia cara prima o poi cederai anche tu, fidati!» sentenziò Marta.

Lei era l’apoteosi del romanticismo. Lunghi capelli biondi facevano da contorno a due grandi occhi blu. Era facile da imbambolare, e non perché fosse tonta, tendeva a fidarsi troppo in fretta. La ricerca dell’uomo giusto era stressante perché ogni volta aveva bisogno del successivo per dimenticare il precedente. Adorava tutte quelle smancerie da commedia romantica americana alla “ti amo, sposiamoci”. Era lei che chiamava Emma nel cuore della notte – tra le due e le tre generalmente – singhiozzando perché era stata scaricata dall’ennesimo imbecille di turno. Secondo Emma aveva davvero le fette di salame sugli occhi, era un caso disperato e non c’era cura.

«Divertitevi! Pensare troppo fa male» aggiunse Momo limandosi le unghie.


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