Biografia Marina Pilati

Marina Pilati Lusuardi

Marina Pilati Lusuardi è nata a Bolzano nel 1935. È vedova, pensionata e ha due figli che risiedono all’estero. Ritiene la vecchiaia un’esperienza faticosa ma molto interessante, una situazione nella quale si può godere della libertà più completa.

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Copertina Un nome da regina

Un nome da regina di Marina Pilati Lusuardi

Il Ribaltone

In un novembre particolarmente mite le truppe italiane avevano raggiunto Rovereto e a Trento c’era grande animazione, molta gente scendeva in strada. I più giovani, quasi tutte ragazze (i ragazzi arruolati nei Kaiserjäger – gli Alpini austriaci – erano stati mandati sul fronte orientale in Galizia), andavano incontro ai liberatori, si avviavano verso Mattarello cantando e tenendosi sottobraccio. Coccarde tricolori erano appuntate sui baveri delle giacche e nei capelli.

Zia Maria, da sempre irredentista, voleva raggiungere le amiche in piazza. Mamma aveva quindici anni, era piccola, malaticcia, una lunga treccia di capelli neri le dondolava sulle spalle: dopo un anno di fame sembrava ancora una bambina.

In casa l’atmosfera era cupa, suo padre era un alto funzionario imperiale e non vedeva certo la Liberazione con entusiasmo; lei infatti non aveva mai condiviso l’appassionato irredentismo dei fratelli e della madre e aveva vissuto la guerra con ansia e paura. Ora aveva deciso di accompagnare la sorella incontro ai liberatori. Quanta gente! La popolazione fiera cantava l’Inno al Trentino, Il capitano della compagnia, Tapum tapum, insomma i tristi ritornelli delle trincee.

Mamma era stanca e nella folla che ondeggiava e gridava perse di vista la sorella. Sfilavano i militari dell’esercito imperiale («I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza» scriveva Diaz nel Bollettino della Vittoria il 4 novembre 1918). Si vedevano divise di tutte le fogge, carriaggi e cavalli in ritirata dal fronte. C’era un morto lungo la strada e si sentiva ancora l’eco di scoppi lontani. Mamma procedeva lentamente. Passato il ponte sul Fersina ai lati della carreggiata si allargavano campi bruni e frutteti spogli… Nel fossato si mosse qualcosa: era un coniglio! E pure bello grosso. Con uno scatto mamma lo acchiappò: era tanto tempo che non si mangiava carne. Ora però camminava veramente con difficoltà, il coniglio era pesante e si divincolava. Ma ecco un prigioniero russo!


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