Uomini, cani e tartufi

Copertina Uomini, cani e tartufi
Leggi l’anteprima in formato PDF

Luciano Boselli

Uomini, cani e tartufi

La ricerca di tartufi a Bonizzo e Borgofranco sul Po, ieri e oggi

Edizione cartacea
Edizione digitale


Uomini, cani e tartufi. C’è molta scienza ma ancora pochi racconti sulle persone che hanno fatto la storia della ricerca del tartufo. Questo libro è un tributo a chi negli anni ha contribuito con passione ed esperienza a esaltare la trifola locale addestrando cani da tartufo e passando dalla raccolta, alla commercializzazione, al suo uso in cucina e nelle sagre.
Le nuove macchine che scavano in profondità il terreno pregno di concimi e veleni hanno quasi estinto i funghi e le tartufaie naturali in golena e nelle campagne. Il tartufo bianco e il tartufo nero stanno scomparendo, anche i sapori sono cambiati.
Bisogna agire subito. Risolvere il problema della sparizione del tartufo significa migliorare la nostra vita. In conclusione quindi alcune proposte: quanta elettricità può produrre l’acqua del Po che viaggia da Torino fino a Venezia? Cosa c’entra con il tartufo?
A corredo del volume le fotografie e i racconti dei trifolin di Bonizzo e Borgofranco sul Po, che ancora chiedono: «Gh’èla?» incoraggiando il cane a una nuova ricerca.


Fotografia di Luciano Boselli
Biografia di Luciano Boselli

Copertina Uomini, cani e tartufi

Uomini, cani e tartufi di Luciano Boselli

Gh’èla?

Gh’èla? [c’è?] è una domanda, un ordine, un’esortazione. In questa espressione è racchiuso il mondo della trifola, ovvero del trifulin e del suo cane. Gh’èla? è una richiesta che esprime il desiderio dell’uomo di scovare al più presto la pepita ma è anche un ordine secco, uno stimolo al cane perché si impegni di più. Un richiamo che, modulato con toni diversi, racchiudeva e racchiude ancora oggi una storia profonda. C’è un’altra espressione che viene intercalata al Gh’èla?, ovvero In du’èla? [dov’è?]. Quest’ultima però è più di base, di preparazione all’evento che si spera maturi.
Il trifulin e il suo cane sicuramente sono gli attori principali di questa scena. Il cane in particolare sa sorprendentemente interpretare tutti gli umori del padrone e, quasi sempre, ne asseconda le richieste. Qualche volta si distrae o fa semplicemente ciò che più gli interessa, però è sempre sincero perché si esprime con i propri atteggiamenti, con gli occhi e maggiormente con la coda, che rimane tra le zampe quando sa – garantito che lui lo sa e se ne rende perfettamente conto – che non sta ubbidendo ai richiami del padrone. Ma la coda che fende l’aria in orizzontale, più o meno velocemente, è anche il primo segnale evidente per comunicare: ci siamo, preparati! Il cuore comincia a battere più rapido, la voce si carica di emozioni nell’attesa che il naso della bestiola affondi decisamente in un punto preciso del terreno. Poi il mulinare vorticoso delle zampe, che creano in pochi attimi uno squarcio nella terra, da dove si sprigiona il profumo della trifola.

Uomini, cani e tartufi


Articoli correlati

Raccolta di poesie (1989-2000) di Girolamo Liggio

Leggi l’anteprima in formato PDF

Girolamo Liggio

Raccolta di poesie (1989-2000)

Meditazioni del parroco poeta di Corleone

Edizione cartacea
Edizione digitale


Raccolta di poesie (1989-2000) di Girolamo Liggio. Questa silloge raccoglie le meditazioni e le composizioni di monsignor Girolamo Liggio, pubblicate in tre diversi volumi dal 1989 al 2000. Versi scritti per essere trasmessi a chi crede nell’amore del prossimo e ha fede in Dio.

Il “parroco poeta” trascrive ciò che il suo animo sente, quello che un buon pastore ascolta dal suo gregge.

  • In Rivoli d’Amore (1989), la prima delle tre raccolte, descrive il bisogno di ricevere affetto da chi lo circonda per continuare il cammino di pastore.
  • Il secondo volume Fiori sparsi (1990)è dedicato alla madre e alle sorelle che lo hanno fatto crescere protetto dall’amore famigliare, orfano giovanissimo, ponendo le basi della sua vocazione.
  • Nel terzo volume La speranza non delude (2000) si rivolge alla gloria di Dio, da cui si sente attratto giorno dopo giorno e a cui ha dedicato tutta la vita.

Completano la silloge le illustrazioni già presenti nelle edizioni originali e una sezione musicale interattiva con alcuni brani composti in occasione del decimo anniversario della scomparsa dell’Autore.


Biografia di monsignor Girolamo Liggio


copertina Raccolta di poesie (1989-2000) di Girolamo Liggio

Raccolta di poesie (1989-2000) di Girolamo Liggio

Introduzione alla presente edizione

L’idea di raccogliere i tre piccoli libretti di meditazioni e composizioni poetiche di monsignor Girolamo Liggio in unico volume nasce dall’avere colto, nella loro spontaneità e semplicità di stile, un tratto comune: la grande partecipazione emotiva e umana da parte dell’Autore ai vari vissuti dell’esistenza umana.
Se scandagliamo con onestà e con magnanimità nel nostro cuore, forse tutti avvertiamo l’esigenza di sperimentare il rasserenamento e l’umile sicurezza, unitamente a un po’ di calore, di comprensione, di amabile e robusta umanità. E monsignor Liggio ci riesce bene. Se dovessimo esprimere il tutto in un verso, riecheggerebbe così: «Dimmi la verità, ma aiutami a vivere con un po’ di gioia».
Rivoli d’Amore, Fiori sparsi, La speranza non delude vengono così posti tra le mani insieme – in modo sommesso, direi quasi con garbo – con l’unica pretesa di essere a disposizione nell’eventualità di chi volesse ascoltare una voce semplice e allo stesso tempo autorevole, piena di benevolenza, con un fermo e forte ancoraggio alla fede, propositiva nella speranza.

mons. Dario Roncadin

Raccolta di poesie (1989-2000)


Articoli correlati

A Aventura Humana de Deus

Leggi l’anteprima in formato PDF

Frei Vittorio Infantino

A Aventura Humana de Deus

Edição em papel
eBook Kindle


A Aventura Humana de Deus é a experiência de um homem que viveu na Galiléia. Um homem como somos eu, você, todos nós, os filhos da humanidade.
Esta é uma história de criaturas humanas. Nós que, enquanto habita-mos sobre a Terra, somos tão frágeis, somos, como Ele, uma realidade. Nós e Ele somos humanos. Depois de sua viagem na Terra, nossas trevas são transformadas em luz, nossa estupidez em sabedoria, nossa ignorância em conhecimento, a aridez de nossos corações em amor. Não vivemos mais para nós, mas em uma casa comum, como filhos do mesmo Pai.
Esta é a história que Deus escreveu para a nossa maravilhosa pequenez. É somente uma lembrança fascinante, ou um poema gerado por nossas autossugestões? Por acaso, tudo isto poderá, um dia, salvar o mundo com suas complicadas problemáticas, apavorantes mudanças de humor entre o bem e o mal, o ódio e o amor, e a depressão, compa-nheira de viagem em nosso tempo? Crer e viver pelas premissas do Filho do Homem, dilata o nosso coração e preenche a nossa existência e nosso agir com a pacífica onipo-tência de Deus.
Tendo certeza, pela fé, que buscamos o que, realmente, é, paramos de perseguir o que nós desejaríamos que fosse. Pois, a nossa espera é para algo que já foi realizado e que pode se realizar para cada um de nós. Por que o nosso futuro é fruto da Ressurreição de Cristo e tudo isto já é um começo do Paraíso. Não há nada de mais certo.

A Aventura Humana de Deus


Fotografia Frei Vittorio Infantino

A Aventura Humana de Deus

A Aventura Humana de Deus, Frei Vittorio Infantino

O Ser Humano

Esta história tem início a partir do interior do ser humano, para depois encontrá-lo na plenitude de seu ser, em toda sua estrutura humana: corpo, inteligência, afetos, pensamentos, conhecimentos, amores e alma.
A aventura de uma vida é muito real e não pode ser enganada com uma alimentação sem conteúdo, morrendo assim, por falta de nutrição adequada, sem jamais chegar a seu total e completo desenvolvimento. Ela precisa de alimento físico para o corpo, ciência para a inteligência e espírito para a alma.
Desde sempre o ser humano é o centro do universo. Utilizaram-se fórmulas e sistemas religiosos para sua realização no mundo e, assim, tentou-se saciar sua sede de verdade e de vida.
Quando se pergunta “Afinal o que é o homem?”, as mais variadas respostas são dadas, mas quase nunca se chegou a uma definição real e completa, isto é, a uma definição da vida vivenciada e experimentada. Passaram-se meses, anos, séculos, mas tudo acabou no nada. Responde-se simplesmente: a vida é assim.
Certa vez, um filósofo escreveu uma pequena frase para defini-la: “Penso, logo existo”. Pelo fato de eu pensar, percebo que existo, isto é, sou um ser vivo.
Os antigos já se perguntavam, tendo uma ideia mais cósmica e universal, mas ao mesmo tempo, pessoal e existencial.
“Quando vejo os céus, obras de tuas mãos, a lua, as estrelas que o preenchem, eu me pergunto: o que vem a ser um homem mortal para que Tu, o criador, te lembres dele ou, ainda mais, um filho do homem, para vir em busca dele? Tu o fizeste pouco inferior a um Deus e enriqueceste-o com a glória e esplendor, deste-lhe poder sobre aquilo que Tu criaste, para tudo dominar e dirigir a seu fim”.
Porém, esta história não para, pois não se basta. Existe algo mais interior e infinito neste ser que nenhuma destas tantas riquezas pode saciar.
Assim, ainda na antiguidade, os escritores afirmavam: “Como os animais procuram os rios de água pura, assim a minha alma procura a Ti; ó meu Deus vivo! Quando poderei encontrá-Lo?”.
Mas, não é preciso incomodar a história e sua cultura feita de anseios, procuras e, muitas vezes, falsas respostas, incapazes de apaziguar completamente o coração e a inteligência. Esta sede de verdade é e continuará a ser uma fome eterna.
Durante os meus 54 anos de trabalho sacerdotal e missionário, perguntei sempre a todas as pessoas: qual seria o maior anseio que pudesse saciar esta fome de vida? Todos; pobres, ricos, jovens, velhos, homens, mulheres, repito, todos responderam: ser feliz.
Os pais sonham uma vida feliz para seus filhos. Quem ama deseja uma vida feliz para a pessoa amada e assim é para todos. Por isso, todos querem e procuram Deus sem que o saibam e mesmo sem conhecê-lo. Procuram-no, às vezes, até rejeitando ou negando sua existência. Mas, não é somente isto. Uma outra inquietação ou procura aparece no ser humano: saber e conhecer o porquê das coisas, dos acontecimentos e da vida.
Toda criança, quando chega a uma certa idade, começa a incomodar os pais com os conhecidos por quês. De cada coisa quer saber o porquê. Para todos, isto passa despercebido, mas para quem analisa o ser humano nas suas profundezas ou raízes, esta pergunta o leva a considerar as razões da existência.
As dúvidas e perguntas mais profundas irão chegar quando a própria existência golpear-nos: doenças, fracassos, morte e todo tipo de infortúnio. Precisamos das respostas, a menos que queiramos viver como os avestruzes, enfiando a cabeça na areia, à espera do fim. Mas, alguém pode perguntar: “Por que falar disso, sendo que é tudo óbvio e corriqueiro na vida?”.
Aí está o engano! Por que eu penso, preciso ter a percepção clara, não somente do meu existir, mas devo dar, antes de mais nada, um sentido e uma finalidade a todas as coisas e aos acontecimentos, se não quero ser irracional, o que me levaria ao mesmo nível dos animais e até da matéria, pois não saberia dar um sentido à própria existência.

.

A Aventura Humana de Deus


Articoli correlati

A Aventura Divina do Homem

Leggi l’anteprima in formato PDF

Frei Vittorio Infantino

A Aventura Divina do Homem

Edição em papel
eBook Kindle


A Aventura Divina do Homem. Para explicar o sentido e o conteúdo deste livro, basta a exclamação de Santo Agostinho quando descobriu Deus dentro de si mesmo: “Tarde te amei, beleza sempre antiga e sempre nova. Tu estavas dentro de mim enquanto eu te procurava fora de mim, nas coisas exteriores, que nem existiriam se Tu não as tivesses criado!”.
Pois é este o eterno anseio de todo ser humano: o infinito e o eterno. Não sou eu e nem você que inventamos esta fome e esta sede, ela está dentro de nós desde que fomos concebidos no ventre materno. Ela é como a inteligência, nós nascemos com ela; embora a dimensão da nossa alma seja, infinitamente, superior a esta.
Deus não seria Deus se não tivesse como matar a sede da alma; seria como uma mulher que gera um filho, mas não é capaz de alimentá-lo: ela nunca será mãe!
Eis, então, que, na história eterna, Deus não vem em socorro do homem, mas se faz homem e comida para todos. Por isso, em Cristo, o Verbo feito homem, o homem e a criação toda, tomam um rumo que chamamos “Redenção”, onde a vida vence a morte; não precisaríamos de mais nada para que haja uma nova esperança, a qual é certeza de vitória.
A cruz se transforma em remédio que gera a vida, pois naquela cruz do Calvário foi vencido e destruído todo e qualquer inimigo do homem. Pela alma, temos sede e ansiamos pelo Deus infinito, o qual pode matar a nossa sede. Pela fé no Deus feito homem, encontramos o caminho que nos leva até Deus.


Fotografia Frei Vittorio Infantino

cover A Aventura Divina do Homem

A Aventura Divina do Homem, Frei Vittorio Infantino

Introdução

Alguns séculos atrás, o homem Hamlet, de uma peça teatral, apanhando uma caveira do chão e olhando fixo nela, disse aquela famosa frase “ser ou não ser, eis a questão”, que ele apresentava sem resposta.
Antes dele, dois mil anos se passaram, e um outro homem, um simples carpinteiro já havia afirmado, respondendo às perguntas do povo: “Quando eu for levantado na cruz, todos saberão que Eu Sou”. Era Ele também um simples homem, mas afirmou o que Javé, na sarça tinha revelado a Moisés que pediu para Ele revelar o seu nome e assim poder se apresentar ao Faraó do Egito para que libertasse o seu povo de Israel. Diga-lhe, respondeu Deus, que não tenho nome, porque “Eu sou aquele que é”.
Em Jesus, Deus feito homem continua esta história do ser, ou melhor, da existência da vida, seja ela material, quanto espiritual; seja visível quanto invisível.
Quando Jesus afirmou a sua identidade, foi em um momento da sua história sobre a terra, na Cruz, quando tudo parecia acabado e definitivamente destruído pelos homens: destruição no corpo pela flagelação, aniquilamento na alma com as trevas no seu espírito (meu Deus, porque me abandonaste); separação definitiva de todos os afetos humanos, diante de sua mãe que assistia impotente aos pés da cruz; abandono dos seus discípulos, aos quais iria confiar o seu reino; gozação dos sacerdotes e do povo que tanto havia beneficiado e, no fim, a própria morte física, para aquele que afirmava ser a própria vida. Verdadeiramente tudo tinha se acabado. Mas Jesus não havia mentido, pois Ele é, e a ressurreição testemunhou a veracidade da sua afirmação.
Diante disso o que se propõe a cada um de nós então, não é mais a pergunta sobre o ser ou não ser, senão algo mais pessoal e íntimo para a identificação da nossa existência: crer ou não crer, eis a questão.
Cada um de nós recebeu a vida gratuitamente, pois nós não éramos e alguém, nossos pais que possuíam a vida biológica, nos transmitiu esta vida, trazendo-nos do não existir para a vida na terra.
Em Cristo, Deus feito homem, somos gerados do não ser para a existência em Deus, vida eterna e divina. Por isto, Santa Teresinha na hora da sua morte biológica dizia: “Não morro; entro na vida”, ela que na sua vida breve sobre a terra tinha vivido na fé daquele que tinha se proclamado “Eu sou a vida”.
Nós também, pelo batismo, somos enxertados nesta vida de Cristo. Mas para tanto é preciso crer que isto é verdade. É como quando descobrimos que possuímos uma inteligência e a desenvolvemos através do estudo até adquirir uma capacidade intelectual ou manual, assim também será para aqueles que acreditam na presença desta vida de Cristo em cada um de nós. Viveremos para que esta vida se desenvolva e chegue à plenitude para poder dizer com São Paulo: “Não sou mais eu que vive, mas é Cristo que vive em mim”. Assim também nós poderemos dizer: “Eu sou, porque Aquele que é, vive em mim, e eu sou, porque Ele é”.
Através das páginas deste livro, em parte traduzidas e em parte ampliadas para uma melhor compreensão, poderemos traçar para nós o perfil da nossa fé, sempre com a presença da Graça de Deus e do Espírito Santo que além de ser a presença de Deus em nós, é também o nosso guia que nos conduz pelos caminhos da Vida.

Aventura Divina do Homem


Articoli correlati

Evangelho de Paulo

Leggi l’anteprima in formato PDF

Frei Vittorio Infantino

Evangelho de Paulo

Revelado por Cristo ao Apóstolo dos gentios

Edição em papel
eBook Kindle


“O que é o Homem, para que Tu, oh Deus, te lembres dele, reza o salmo; o fizeste pouco inferior aos anjos, mas o coroaste de honra e glória”.


Evangelho de Paulo. Este é o grande mistério do homem Jesus, o Cristo, isto é, o ungido e o ponto final de toda a criação e da história. Será a revelação deste mistério escondido durante séculos que fará de Saulo, o perseguidor e justiceiro em nome de Deus, o maior apóstolo de todos os tempos.
Nós todos que não pertencemos ao povo escolhido de Israel, devemos a ele, agora Paulo, o dom precioso de nossa fé em Cristo. Se fomos salvos pelo sangue de Cristo, devemos a Paulo o dom do anúncio deste mistério; foi ele que sacrificou a sua vida para nos transmitir o que viu, ouviu e experimentou na sua pessoa, quem realmente é este Jesus, o carpinteiro: Filho de Deus, mas também da humanidade, a qual pertencemos.
“Quando Deus quis revelar Cristo em mim”, será o seu testemunho; este Cristo em cada um de nós, esperança de nosso futuro, é o seu Evangelho. Este livro quer ser o meu e, penso, o vosso agradecimento a Paulo que nos revela esta verdade.


Fotografia Frei Vittorio Infantino

Evangelho de Paulo

Evangelho de Paulo, Frei Vittorio Infantino

Introdução

Com certeza, uma ou outra pessoa irá se perguntar por que outro livro sobre Paulo de Tarso, quando já existem inúmeros com qualidade maravilhosa, seja no plano teológico seja no histórico.
De fato, a finalidade deste livro é exatamente redescobrir a verdade revelada por Jesus a Paulo sobre a pessoa d’Ele mesmo, o carpinteiro. Isso se quiser definir este texto como “livro”, pois eu não sou um escritor, mas alguém que busca a verdade seja nos acontecimentos como nas pessoas, começando por mim mesmo.
Por isso buscaremos nos fixar no acontecimento do anúncio feito por Paulo e descobrir o segredo deste acontecimento: antes de qualquer coisa, saber de tudo o que ele pregava e depois descobrir a fonte de onde vem todo o seu conhecimento.
1 – Nós nos perguntamos o porquê de Paulo ter ido anunciar Cristo aos pagãos, os quais não conheciam as Escrituras, enquanto seria muito mais fácil anunciá-Lo aos judeus, que já O esperavam havia milhares de anos. De fato, ele começou, logo depois de sua conversão, falando nas sinagogas, para os judeus, mas quando estes não o aceitaram e o expulsaram, foi anunciar Cristo aos pagãos.
Pode parecer então um simples acontecimento que o levou a esta missão; mas não foi bem assim. Não foi uma escolha dele, mas do Espírito Santo, o qual tinha falado: “Deixem de lado Paulo e Barnabé para uma missão, para a qual Eu os destinei”. Os momentos históricos são simples circunstâncias que revelam os projetos de Deus.
Antes, porém, Deus tinha preparado Paulo através de suas revelações.
Aos apóstolos, Jesus, aparecendo na sua pessoa humana, ainda não tinha revelado a sua identidade divina, embora o tivesse sempre afirmado a eles e ao povo: ”Eu sou o caminho, a verdade e a vida; quando for levantado na cruz, todos saberão que eu sou e atrairei todos a mim”, e assim foi em outros momentos. Por isso os apóstolos podiam somente anunciar que o homem Jesus era o Messias prometido nas Escrituras, e para os judeus isto era suficiente, se quisessem acreditar.
Para os pagãos era muito diferente. Eles não sabiam nada das Escrituras e das profecias sobre Jesus, por isto, o próprio Jesus, como descobriremos mais adiante, revelou-se a Paulo, manifestando-se como Ele é, antes de qualquer coisa, Deus, mas sendo também homem, como Deus entra em comunhão com todo ser humano e com o universo criado, realizando assim a salvação que seus deuses não conseguiam alcançar; pois também os pagãos, começando pelos romanos esperavam um salvador: isto se encontra nos escritos e poemas deles.
Sobre este assunto é suficiente o que escrevemos, pois veremos o resto ao longo do livro.

Evangelho de Paulo


Articoli correlati

All’ombra della rosa canina

Copertina All'ombra della rosa canina
Leggi l’anteprima in formato PDF

Maurizio Spadaro

All’ombra della rosa canina

L’orsa Yoga e altri fortunati incontri.
Piccoli gesti che salvano la montagna

Edizione cartacea
Edizione digitale


All’ombra della rosa canina. La montagna può ispirare le nostre scelte. Comprendere l’ecosistema e la sua biodiversità porta alla consapevolezza del nostro ruolo in natura.
L’Autore racconta l’incontro con l’orsa Yoga tra le montagne del Parco Nazionale d’Abruzzo, i pericoli che l’animale affronta e la sua lotta per la sopravvivenza. Descrive le emozioni provate con ricordi, fotografie e disegni.
Un’avventura attraverso boschi ricchi di fauna tra lupi, orsi, cinghiali, volpi e uccelli selvatici. La loro vita è oggi in pericolo e dipende anche dalle nostre abitudini quotidiane.


All'ombra della rosa canina. Biografia di Maurizio Spadaro

All'ombra della rosa canina. Copertina

All’ombra della rosa canina di Maurizio Spadaro

La caccia

Ho saputo da alcune guardie che alcuni cacciatori sparano anche ai gatti.

Una frustrazione da preda mancata, in altre parole non avendo un animale selvatico da uccidere ripiegano su gatti, galline e cani randagi: il felino è quello che più degli altri ne paga le spese.

Aver speso soldi per comprare cartucce e non aver trovato l’ambita preda porta tanta abominevole frustrazione.
In passato le prede più desiderate erano le più grosse, alta selvaggina da pelo quale cervi, daini, caprioli, cinghiali, lepri etc. Purtroppo certi massacri, privi di vigilanza, hanno portato all’estinzione quasi totale di orsi, lupi e della lince. Animali caduti sotto i fucili o morti di fame per mancanza di prede naturali.
Anche i camosci sono stati sterminati fino all’estinzione totale, stessa sorte è toccata alle aquile, alle poiane, ai falchi e ai piccoli predatori. I cacciatori sparavano e sparano a quasi qualsiasi cosa; una volta ho soccorso persino una cicogna impallinata da diversi proiettili, una scena orrenda. Ogni specie è legata all’altra, ogni genere di animale per vivere ha bisogno di un altro animale.
Il mondo ecologico è una grande catena naturale, tutto sembra andare verso la direzione di una totale estinzione per colpa dell’indifferenza e della caccia. L’animale selvatico è sempre a rischio estinzione e non esiste prospettiva diversa per il selvatico, i numeri parlano chiaro. Lo sanno i rinoceronti, gli elefanti, i leoni africani e le tigri del Bengala.

Basterebbe un virus, un ceppo dannoso difficile da debellare, una malattia nuova di animali domestici o magari trasportata sotto i nostri scarponi e il numero di animali selvatici si ridurrebbe drasticamente cadendo in un baratro irrisolvibile.
La convivenza conduce ai livelli più alti dell’etica e rappresenta l’obiettivo di ogni evoluzione. Finché non smetteremo di fare del male agli altri esseri viventi resteremo dei selvaggi.
Ancora oggi ci serviamo di uno strumento a disposizione chiamato reintroduzione in natura. Esemplari allevati in banche genetiche o addirittura in giardini zoologici.

Sono progetti scientifici lunghi e complessi che richiedono un grande sforzo economico, tuttavia dovrebbero coinvolgere e sensibilizzare anche le popolazioni locali, sono loro i più interessati. Gli esseri viventi nati e cresciuti in cattività non sono affidabili, hanno un altro comportamento rispetto a quelli selvatici, sono una forma atipica e in natura morirebbero di fame. La conservazione e la salvaguardia della specie nel suo habitat è l’unica risorsa disponibile e nobile.
Anche il bracconaggio (ancora oggi diffusissimo anche all’interno delle aree protette) ha portato al collasso di molte specie scombussolando e danneggiando la catena alimentare dei grandi mammiferi.
La presenza dei selvatici in un’area altamente fruttuosa come quella dei Parchi deve essere sempre sottoposta a una continua vigilanza.

Sono necessari interventi mirati di controllo per ricreare il giusto equilibrio e far riemergere la generosa produttività faunistica, misure capaci di riportare all’apice della catena alimentare il predatore: solo così si avranno proporzioni stabili.

Ciò che invece continua a persistere sono le solite supposizioni che tali equilibri debbano essere raggiunti con scelte sbagliate: inutili battute di caccia che purtroppo con gli anni hanno assottigliato e continuano a immiserire le prede primarie portando i controllori della stabilità naturale come i predatori a morir di fame o migrare verso zone esterne vicine, talvolta troppo vicine all’uomo e alle sue attività.
Per alcuni la caccia svolge un ruolo di gratificazione, un senso di potenza mentale appagata solo da superficiali congetture e dalla credenza che basti sostenere che l’uomo stesso è parte della natura per giustificarlo. Il cacciatore di oggi sposa solo a chiacchiere l’etica ambientalista senza considerare lo spreco di carne inutile: esseri viventi uccisi e massacrati per essere poi lasciati a marcire nelle riserve di caccia (come nel caso di cinghiali, cervi o caprioli). Questo si chiama disturbo ecologico perché disturba i predatori e porta alle estreme conseguenze la lotta per la sopravvivenza. Questa è la caccia!

All’ombra della rosa canina


Articoli correlati

Sono già stata qui

Copertina "Sono già stata qui"
Leggi l’anteprima in formato PDF

Barbara Conte

Sono già stata qui

Angeli e Mondo Sottile. Studio, ricerca, pratica

Edizione cartacea
Edizione digitale


Sono già stata qui. Conosci te stesso è la frase che racchiude il mistero sul perché siamo qui.
Gli Angeli ti aiutano a divenire consapevole che tutto ciò che ti accade è un dono: anche nella prova più difficile da superare puoi fare un passo avanti nella comprensione di chi sei e dove devi arrivare.
In questo libro trovi spiegazioni, tecniche di contatto, invocazioni e preghiere per ricevere l’aiuto e la protezione degli Angeli. Conoscere il Mondo Sottile risveglierà la memoria dell’anima.
Desidero condividere ciò che ho appreso durante il mio percorso, con la speranza che possa ispirare il tuo. E ti ritroverai ad affermare con consapevolezza: sono già stata qui.


Copertina Facebook Barbara Conte

Copertina "Sono già stata qui"

Sono già stata qui di Barbara Conte

Incipit

Correre, era come se ogni giorno stessi scappando da qualcosa. Mi sentivo di vivere un paradosso: essere rincorsa e rincorrere allo stesso tempo.

Avevo paura di ritrovarmi anche solo per un istante di fronte a me stessa, perché l’impegno che avevo preso era chiaro: mai fermarsi a osservare, mai ascoltare, solo correre. Inseguire i bisogni alla ricerca di un’emozione per arrivare a fare tutto, mentre i pensieri si passavano il testimone in una staffetta senza fine.

Con la stessa foga quel giorno ho lasciato la macchina in garage e mi sono avviata su una salita nel tentativo impossibile di colmare il ritardo. Volevo andare altrove, i miei pensieri erano altrove.

Ero in ritardo. Se mi avessero chiesto dove mi trovavo avrei risposto: sono in ritardo. Il ritardo era la mia dimensione esistenziale. Strano immaginarmi ora in quelle condizioni. Non avevo più voglia di rimandare, sentivo che era il momento. Mi sentivo sospinta e così, girato l’angolo, è svoltata la mia vita. Non che oggi la mia agenda sia meno intensa, ma almeno sono io a scriverla e posso deciderne le priorità.

Le priorità della vita sono la qualità della vita, non le poteva scrivere nessuno al posto mio. Così ho iniziato a fare qualcosa d’insensato, di realmente irrazionale. Non le sciocchezze giovanili o dell’incombente menopausa, qualcosa di apparentemente normale ma sostenuto da un vuoto della mente.

Mi è accaduto di rallentare e fermarmi, una di quelle cose che si pensano pericolose o impossibili. Fermandomi mi è successo di ascoltare, di farlo come mai prima, e ho trovato un momento di assoluto silenzio in cui è arrivato il sussurro degli Angeli. La capacità di rinnovarti è la capacità di rinnovare la tua mente; puoi avere qualunque tipo di preparazione e di abilità e continuare lo stesso a farti trascinare via dalla corrente della vita. Devi riconoscere quando i tuoi pensieri si sono fissati in uno schema e interrompere la sequenza; per farlo ti devi fermare, ascoltare ed entrare in uno stato di silenzio. Poi ti risvegli e tutto sembra lo stesso, ma in realtà non lo è più perché tu sei cambiata. Hai guardato oltre l’ultimo orizzonte e adesso puoi affermare con certezza: sono già stata qui!

Sono già stata qui


Articoli correlati

Lavoro intellettuale e lavoro manuale

Leggi l’anteprima in formato PDF

Pëtr Alekseevič Kropotkin

Lavoro intellettuale e lavoro manuale

Nota introduttiva
di Fabio Di Benedetto

Edizione cartacea
Edizione cartacea con copertina rigida
Edizione digitale


È questa l’edizione più aggiornata, completa di nuove note e illustrazioni, dell’articolo che Kropotkin scrisse nel 1890 per la formazione di lavoratori consapevoli e di pratico ingegno, poi pubblicata in italiano nel 1922. Il lavoro manuale obbliga l’individuo al confronto con se stesso, lo educa a contestare l’autorità espressa dalle teorie; mentre il lavoro intellettuale permette di comprendere i sistemi complessi e di maturare una consapevolezza del proprio ruolo.

«Comprendere la necessità di essere un’unità utile fra le altre e così sentir battere il proprio cuore all’unisono con il resto dell’umanità»

[Other books by P.A. Kropotkin]


Articoli correlati

La donna risorsa umana del capitalismo

Leggi l’anteprima in formato PDF

Marcel Le Blanc

La donna risorsa umana del capitalismo

Il liberismo ci priverà di mamma e moglie

Edizione cartacea
Edizione digitale


La donna risorsa umana del capitalismo. Il mondo del lavoro riduce la donna in risorsa umana. Questo libro è l’esame minuzioso di come oggi la donna sia uno strumento dell’ordoliberalismo predatorio.
Non è solamente rivolto agli uomini, che sono stati defraudati del riferimento più importante; è diretto anche alle donne, le quali hanno dissipato il patrimonio di saggezza e competenza che da sempre le ha rese predominanti.
D’altra parte i ricatti peggiori li servono le colleghe, la loro invidia non ha limiti. Nessuna fatica invece con gli uomini: per loro è più difficile aprire un conflitto che portarlo a termine. Le aziende si servono di tali caratteristiche per generare rivalità e aumentare la competizione: è da questi lieviti che il disprezzo fermenta e trabocca in dissensi e scontri sociali. Dopotutto le donne sono le preferite dal capitalismo per ciò che le rende superiori alle macchine: sanno adattarsi automaticamente.


Biografia Marcel le blanc

La donna risorsa umana del capitalismo di Marcel Le Blanc

Commento della dottoressa Gemma

La donna risorsa umana del capitalismo

Marcel è dichiaratamente maschilista, è un uomo, dunque la prima creatura del Signore.

La sua assurda ideologia è incentrata sul concetto di dominio su tutto il creato. La donna nasce dopo l’uomo e per questo dovrebbe subirne l’egemonia, in realtà non solo si oppone ma addirittura diventa il suo antagonista. Marcel è ben conscio di tutto ciò ed è costretto suo malgrado a doverne limitare il potere anziché esercitarne l’autorità.

L’ostinazione lo porta a creare conflittualità anche con i propri simili, oltre che a generare situazioni assurde dalle quali ne esce solo con l’aiuto delle stesse donne.

Una nota di merito a Marcel, che inseguendo la sua astratta visione del mondo e dei rapporti sociali con le donne ha dato vita a una corrente filosofica concettualmente utopistica. Marcel utilizza una metodologia comunicativa adottata sui mercati generali: consiste nel parlare di tutti i prodotti esposti senza nominare quello d’interesse. Applicata in un contesto totalmente diverso con individui distanti da questa metodologia il discorso risulta distorto, si afferma un’opinione ma l’altro individuo ne comprende una differente. 


Articoli correlati

Con le gambe a penzoloni

Leggi l’anteprima in formato PDF

Raffaella Bovi

Con le gambe a penzoloni

Le mie vacanze alla sua età

Edizione cartacea
Edizione digitale


Con le gambe a penzoloni. Che fatica crescere. Nessuno ci capiva, nemmeno noi capivamo noi stessi, volevamo crescere in fretta ma non sapevamo ancora il prezzo che avremmo dovuto pagare.
Il nostro tronco sul ruscello era sempre pronto ad accoglierci, l’acqua fredda curava le ginocchia sbucciate e le anime infrante. Il lago ci aveva abbracciati in un’estate magica e misteriosa. Correvamo a perdifiato nei viottoli del piccolo paese incontro a sogni e aspettative. Eravamo appagati da quella felicità fatta di piccole cose, create da mani ancora non abbastanza grandi per la vita.
Questa è la storia che Sara racconta a sua figlia Emma, ora adolescente, e a chi nella fretta ha perso una parte di sé da cui ripartire.

L’edizione digitale include Note e Capitoli interattivi, Notizie recenti sull’autrice e sul libro e un link per connettersi alla comunità di Goodreads e condividere domande e opinioni.


Biografia di Raffaella Bovi

Con le gambe a penzoloni

Con le gambe a penzoloni di Raffaella Bovi

Preludio

Quell’estate avevamo scoperto una radura nel bosco che era diventata il nostro nascondiglio segreto. Il ruscello che l’attraversava da impetuoso andava a calmarsi in una piccola piscina naturale la cui attrattiva principale era un tronco cresciuto orizzontalmente, con le fronde che riuscivano a sfiorare le acque e ne seguivano il lento fluire. Un’acqua cristallina, fresca: nel suo scorrere si potevano vedere i giochi delle erbe acquatiche come fossero bandiere al vento. La calura estiva si sentiva molto meno in quell’angolo di paradiso ombreggiato da cespugli e alberi secolari, i raggi del sole penetravano a malapena il fitto fogliame.

Lì avevamo trascorso momenti di gioco, avevamo riso e a volte anche pianto. Quel pomeriggio però era un momento di puro relax: era il giorno dopo la festa del paese. Stavamo così, tutti e quattro seduti sul nostro tronco sospeso sullo specchio d’acqua, cullandoci nel suo rumore ovattato isolati dal resto del mondo.

Claudia giocherellava con una pagliuzza fra le labbra. Il viso rivolto verso l’alto e gli occhi chiusi, faceva dondolare la testa seguendo un motivo che solo lei poteva sentire. Alberto tirava dei sassolini nello stagno a cadenza lenta e regolare con lo sguardo fisso e assonnato, mentre Sabrina se ne stava sdraiata con il cappellino rosso calato sugli occhi muovendo lentamente le gambe.

Io contemplavo l’acqua che scorreva e avvertivo il fastidio della corteccia che mi pungeva la pelle al punto che mi sembrava di essere seduta su un letto di chiodi; ogni tanto alzavo una gamba e poi l’altra per alleviare il fastidio.

Ci stavamo godendo la calma del giorno dopo la festa immersi nei nostri pensieri; era stata una giornata fuori dal comune e nonostante tutto molto bella. Forse eravamo stati gli unici ad avere avuto il privilegio di entrare in quel giardino avvolto da un’atmosfera irreale dove il tempo sembrava essersi fermato. Non restava che riposarci per l’intero pomeriggio. Più tardi avremmo fatto un tuffo saltando dal tronco, senza disturbare troppo la nostra amica silenziosa che viveva in qualche ansa del ruscello: l’avevamo già fatto altre volte ed era assai divertente.


Articoli correlati