Gli amanti

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Matilde Serao

Gli amanti

Edizione cartacea
Edizione digitale


Gli amanti. Matilde Serao pubblicò questi tredici appassionanti racconti d’amore nel 1894, lo stesso anno in cui la sua vita sentimentale subì il duro colpo del tradimento passionale del marito Edoardo Scarfoglio.

L’autrice racconta la storia di tredici amanti, cogliendo in ciascuno un modo diverso di vivere la propria relazione. Ogni breve racconto è in realtà uno scorcio di vita, una rappresentazione possibile dell’amore.

La verità vera è che Massimo Dias ha avuto e avrà molte amanti. E se ve lo dico io, che l’ho amato, che l’amo, che l’amerò sempre, se ve lo dice una donna che è stata amata, che sarà sempre amata da lui, potete crederlo. Egli avrà sempre delle donne; poiché egli è un perfetto amante.

Questa edizione pubblica la versione originale dell’opera aggiungendo alcune note di commento, a beneficio del lettore.

Questa edizione digitale inoltre include Note e Capitoli interattivi, Notizie recenti sull’autore e sul libro e un link per connettersi alla comunità di Goodreads e condividere domande e opinioni.


[Breve nota biografica su Matilde Serao]


Matilde Serao, “Gli amanti”.

Gli amanti di Matilde Serao

L’imperfetto amante

Donna Grazia scrive così, di questo suo amante:
La prima volta in cui Nino Stresa mi mancò di rispetto, fu in un ballo. Ero vestita di broccato bianco, quella sera: e il busto del vestito era sostenuto, sulle spalle, da due fascie di brillanti che formavano manica. Egli, Nino Stresa, mi cominciò a guardare, di lontano, poco dopo la mia apparizione nel ballo: e non potei più fare un movimento per passeggiare o per ballare, senza sentire il suo sguardo fermo sovra me. Ora, Nino Stresa ha uno sguardo singolare. I suoi occhi sono semplicemente neri, senz’altro pregio. Ma lo sguardo ha una dolcezza languida e persistente che, talvolta, dopo qualche minuto di contemplazione, pare che si veli di lacrime per una profonda emozione saliente agli occhi dall’imo cuore. Sembra, quando guarda così, Nino Stresa, che tutta la sua anima si dissolva in una intima e malinconica tenerezza, assolutamente contraria alla sua apparenza di bellissimo giovane e di giovane elegantissimo. Vi sono, o pare che vi sieno, in quello sguardo tesori segreti e inesauribili di un sentimento nascosto con gelosa cura e trapelante, solo, in quella dolcezza ostinata e adombrata di lacrime. Tanto che la donna guardata così, da Nino Stresa, dimentica la soverchia, inquietante bellezza dell’uomo, e nella creatura troppo fine e sicuramente corrotta, nella creatura che porta la peggiore delle reputazioni, cioè quella della fatuità, le par di scoprire, dallo sguardo così strano, un orizzonte spirituale che giammai altra donna vide. Io ebbi questa impressione, vivacemente: e, non so perché, impallidii dopo averla avuta. Subito, una curiosità ardente mi accese l’immaginazione: e, probabilmente, i miei occhi, rispondendo a quelli di Nino Stresa, dovettero contenere una interrogazione. Non subito egli si avvicinò a me; io fui costretta a ballare una mazurka e gli passai a poca distanza tre volte. Dio, Dio! che struggimento di dolcezza in quello sguardo, quanto languore malinconico, quanta celata tristezza che si rivelava, quasi inconsciamente! Forse, la interrogazione dei miei occhi dovette diventare più acuta. Discorrendo, fermandosi ogni tanto, voltandosi sempre a ricercarmi, egli si avvicinò a me, facendomi un grande inchino.

Gli amanti


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