Il dolore nell’arte

Il dolore nell’arte

Antonio Fogazzaro

Il dolore nell’arte

Con illustrazioni

Edizione digitale


Il discorso che tenne Antonio Fogazzaro nel 1900 presso la Società di Cultura di Torino è un ispiratissimo excursus sulla rappresentazione del dolore nella Storia dell’arte. Per Fogazzaro il dolore risiede in una parte antica e misteriosa dell’artista:

«Signori, le sorgenti della ispirazione artistica sfuggono alla coscienza stessa dell’artista. Esse si celano in una regione misteriosa dello spirito umano, nelle tenebre inferiori alla coscienza dove giacciono tesori di ricordanze oscurate e lampeggiano meravigliose facoltà del conoscere cui non sono ministri nè i sensi nè il ragionamento».

Il senso più sublime del dolore va quindi scisso dalla morale e dall’ideologia, che tendono a una rappresentazione didascalica del dolore mancando di percepirne appieno il valore simbolico e purificatore.

Questa edizione digitale include Note e Capitoli interattivi, Notizie recenti sull’autore e sul libro e un link per connettersi alla comunità di Goodreads e condividere domande e opinioni.

Il dolore nell’arte

Sull’orlo di un lago bizzarro che io amo, verde ai due capi, sottile e torto per sinuose gole di colli selvaggi e di montagne tragiche, sereno a mezzo il corso nell’arco di un golfo idilliaco, si affaccia allo specchio maggiore delle acque una densa e signorile corona di ombra. Sovente per le vie solitarie di quell’ombra fui preso dal senso di una bellezza che più si prometta di quanto si sveli. Non la scoprivo intera nel tremolar lucente del lago tra i tronchi, nelle pensose montagne assise a levante del bosco, nelle alte scene lontane, dorate di sole, che mi apparivano tratto tratto a settentrione. Mi sorgeva invece nel cuore e me lo riempiva di sé l’idea di una possibile parola unica nella quale consuonassero tante diverse voci di cose; di una profonda parola di bellezza, tentante e inafferrabile come la parola di accordi musicali che annuncino, preparino una successiva rivelazione di suoni e invece si spengano senza seguito nel silenzio. Così penetrato dall’anima occulta delle cose che mi figuravo desiderosa e incapace di esprimersi a me com’ero io di comprender lei, movevo alla più recondita sede di quel regno di ombra dove i maggiori alberi, fronteggiandosi in giro, congiungendosi a grande altezza in un’ascensione unica, fanno di sé ghirlanda e tempio a un cupo fantasma.

Una giovine donna, bellissima, dai capelli scomposti, dalle vesti cadenti, siede là sopra un alto seggio, piegato il busto gentile in avanti, puntati i gomiti alle ginocchia, strette le guance fra i pugni chiusi, fissi gli occhi tordidi nel vuoto. Il viso rivela una intelligenza forte che affonda nella follia. Nessuna cura stringe più costei nè del mondo nè di sé. Nessun vivente presuma, per esserle stato caro, poterle recar conforto. Ella non torcerebbe un momento gli occhi suoi avidi dalla visione di angoscia che la impietra; e tuttavia ci balena che possa repente balzar dal seggio con uno strido, avventarsi là dove guarda, tanto potente vita spirò nel marmo il grande artista che le pose nome Desolazione. Si soffre davanti all’alta Dolorosa, e si gode intensamente di soffrire. Ci partiamo pensosi e la visione di lei ne persegue al sole, per le ombre che il vento scompiglia, lungo le rive sonore del lago scintillante. Non ci guasta l’incanto dei colori e dei suoni ma vi spira una malinconia segreta che lo rende più soave, infonde alle voci delle cose un accento nuovo e profondo. Pare che l’enigma di bellezza oscura onde avemmo dianzi turbato il cuore vi ritorni, lo prema più forte, quasi vi si disveli. I susurri del fogliame paiono prima dire dire incalzando e poi dolersi, nel venir meno, di non essere intesi.

[Breve nota biografica su Antonio Fogazzaro]

Il dolore nell’arte


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