Il senso concepito del proibito

Il senso concepito del proibito

Leggi l’anteprima in formato PDF

Salvatore Daniele

Il senso concepito del proibito

La soglia del peccato

Edizione cartacea
Edizione digitale


In questa raccolta di racconti emergono ricordi e analisi del momento vissuto con una chiave di lettura a cui si dà titolo al volume stesso. Le donne sono le protagoniste incontrastate dove il narrarne da protagonista è sinonimo di leale accettazione e rispetto per ognuna. Non figure ma anime carnali dove lo sguardo del narratore si addentra nel concepimento della percezione propria e altrui, sebbene la descrizione materialistica dell’evento appaia lussuriosa. L’autore tira una delicata linea di demarcazione attenta, una linea fattibile da oltrepassare o da spostare in avanti nell’innocente segreto di colpevolezza nel provare la smania di farsi ammaliare dal senso percepito dell’osare.

L’edizione digitale inoltre include Note e Capitoli interattivi, Notizie recenti sull’autore e sul libro e un link per connettersi alla comunità di Goodreads e condividere domande e opinioni.

Il senso concepito del proibito

Capitolo I. Parole d’approccio

Il senso concepito del peccato è il confine della mia trasgressione, una volta varcato nulla resta del senso di colpa sofferto.

Io, del resto anche tutto il genere umano, ho una mia intima percezione di cosa sia peccaminoso e proibito nella mia regola di condotta. Ciò che ci differenzia l’un l’altro è la conoscenza della degenerazione di cosa sia peccato: per molti non coincide con i concetti del bene e del male.

È quindi più legittimo riconoscere il senso di colpa nella propria trasgressione riconoscendo il senso del peccato o fermarsi davanti alle porte della sua conoscenza nel peccare?

Per quel dio concepito a crescere il figlio sguscio noci, nocciole e mandorle e le metto in un piatto con una manciata di pinoli, olive nere e uva passa. Nella padella lascio sciogliere due acciughe sottolio, poi aggiungo dei pomodori secchi all’olio di oliva, un peperoncino rosso tagliato sottile sottile con le forbici, dei tocchetti di pane già tostato e quindi la frutta secca. Gli spaghetti sono cotti, li verso nella padella, un filo d’extravergine ci vuole ancora. Grana o pecorino? Oggi Grana, è più dolce e meno piccante! Amalgamo e impiatto. Qui ci vuole un vino rosso, che sia aglianico o aulente; io preferisco l’amarone, ha altri ricordi.

La ricetta è di mio nonno, lo ricordo a due anni, solo quella mattina senza sole d’estate nel momento che dal letto lo mettevano nella bara. Avrei voluto avere un nonno mentre crescevo, avrei potuto ricordare più di lui. Mai seppi quali braccia mi sollevarono da terra portandomi via da quel sepolcro dove mi ero intrufolato per la mia intraprendente curiosità.

Mio nonno faceva partire i treni nell’ultima guerra del secolo scorso e per questo motivo non ha dovuto ammazzare nessuno in quella guerra che ha lasciato orfani impreparati, generato figli sempre più non all’altezza e sempre più mediocri.

La generazione in transito oggi è la compiutezza in stallo dell’ignoranza studiata sui libri scolastici editi dalla politichese scuola, educatrice della globalità recintata nella moralità definita della risposta omologata. L’istituzione dell’apprendimento, la preparazione digiuna imposta e mai affamata nella pietanza culturale storica rappresentata, ha il proponimento di saziare e massificare alla totalità controllabile della singolarità mentale. Non me ne vogliano i docenti malpagati, anche loro fanno parte dell’ingranaggio che Dio – potere finanziario – ha plasmato per tenere le pecore e i pastori nello stesso recinto delle regole. Manca l’unicità del piatto, quello creato con tanti ingredienti dai singoli sapori che sai riconoscere avendo tu concepito in segreto la ricetta.

Il senso concepito?

Il senso concepito del proibito è la ricerca di ciò che ti spinge a riconoscere le sfumature di ogni singolo ingrediente.

C’è la pecora che scappa dal gregge perché si sente leone e quasi sempre viene sbranata dai lupi, anche questi a tale scopo ammaestrati.

A volte mi chiedo se la mia ingorda consapevolezza sia sufficientemente sazia per il mio digiuno disordine nel percepire il senso di libertà del proibito. Come una porta chiusa da aprire a mio piacimento, a intrallazzo della conoscenza mancante.

E per indole, o per digiuno, cucino io. Come se preparare fosse alchimia del fare nel pensare. E voi sconosciuti lettori fatene musica e rima nel trovar tonalità nei sapori di compiacimento, se ne riscontrerete il mentale connubio.

Quel che di seguito leggerete è il senso mio concepito del proibito.

Il senso concepito del proibito


il senso concepito del proibito
Biografia di Salvatore Daniele

Articoli correlati

Pubblicato

in

da

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *