La donna vista attraverso la lente dell’uomo

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Marcel Le Blanc

La donna vista attraverso la lente dell’uomo

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La donna vista attraverso la lente dell’uomo. Quando vedete una donna che si interessa a voi, diffidate! Detterà lei le regole del gioco, non saprete resistere al suo fascino. È un dato di fatto la sua superiorità.
Questo scritto porta consapevolezza all’uomo consentendogli di ridurre il potere predatorio della donna.

L’edizione digitale inoltre include Note e Capitoli interattivi, Notizie recenti sull’autore e sul libro e un link per connettersi alla comunità di Goodreads e condividere domande e opinioni.


Biografia di Marcel Le Blanc
Biografia di Marcel Le Blanc

Copertina la donna vista attraverso la lente dell' uomo

La donna vista attraverso la lente dell’uomo di Marcel Le Blanc

Sottomettere le donne non è difficile, è inutile

Convivere a stretto contatto con le donne significa dover abituare il cervello a un grande flusso di parole, quindi è chiaramente meglio evitarle. Lo posso garantire io, che sono costretto a conviverci fin da quando sono nato.

Ognuno ha la sua croce da portare, la mia è stata vivere accanto a donne di qualsiasi categoria, che hanno messo a dura prova il mio sistema nervoso.

È un principio paretiano: il 20% delle donne mi ha causato l’80% di tutti i problemi, e per usufruire del 20% dei loro servigi i costi hanno superato l’80%. Sarebbe nulla se in più non si subisse il loro fascino o si comprendesse il loro lato più subdolo, evitando di lasciarsi annichilire.

Il problema nasce quando comprendi e cerchi di sottrarti al giogo; potresti anche riuscirci, ma le donne sono scaltre e in numero di gran lunga superiore all’uomo!

Ovunque vai o ti giri, ormai occupano tutti i livelli della società, dalla politica all’industria; sono lo strumento perfetto nelle mani del potere, già lo comprese Bernays, nipote di Freud:

Il rapporto con lo zio Freud lo portò a concepire un’idea diversa, rispetto ai colleghi, di pubblicità applicata alla società di massa industrializzata, nella quale l’informazione può guidare il comportamento attraverso lo stimolo dell’emozione irrazionale della gente.

Le intuizioni di Bernays lo portarono a diventare il fiore all’occhiello delle corporations che volevano trasformare il lavoratore americano in consumatore americano. L’iniziativa nota come Le fiaccole della libertà (1929) mostrò la genialità di Bernays: mise in moto una macchina pubblicitaria che spezzò l’allora tabù del fumo per le donne.

Quando un uomo vede un essere della propria specie di sesso femminile, viene pervaso dall’istinto primordiale di appropriarsi di quell’effimera creatura, di farne la propria compagna.

In particolar modo è tratto in inganno da tanta sensualità, resta estasiato dalla bellezza, dai delicati lineamenti del viso, dalle curve del corpo che nemmeno Michelangelo riuscì definitivamente a scolpire. Non sa che in realtà tra quelle spoglie di perfezione giunonica si nasconde un predatore con l’obiettivo di depredare l’anima dell’uomo e piegarlo ai suoi dettami per sbarazzarsene non appena finiscono i vantaggi.

Ma l’individuo maschio – inteso come essere umano – è fortunato se paragonato ad altri maschi del mondo animale: la mantide femmina non è la sola a divorare il partner dopo l’accoppiamento; anche ipolipi riservano questo macabro e discutibile rituale al maschio.

I biologi ipotizzano che potrebbe trattarsi di un comportamento opportunistico per cibarsi della prima preda capitata sotto i tentacoli, soprattutto se ha dimensioni tali da garantire una cospicua scorta di energie per la riproduzione.

Anche le femmine di tarantole e ragni si cibano del maschio dopo l’accoppiamento, ne sfruttano le calorie e le proteine per produrre il 30% in più di uova. Il maschio delle api, il fuco, muore subito dopo aver fecondato la regina e quelli sopravvissuti sono scacciati dall’alveare dalle api femmine non appena la regina inizia la deposizione; dato che non sono in grado di nutrirsi da soli, muoiono nel giro di poche ore. Quindi, cari colleghi uomini, è vero che in parte siamo fortunati, ma restiamo prede.


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