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La Vera Leila

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Leila Cattalini

La Vera Leila

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La Vera Leila. Mi chiamo Leila, in arabo “scura come la notte”, e ho un sole tatuato in fronte per dare energia positiva a me stessa e agli altri. 
Il mio mostro si chiama sclerosi multipla, mi tormenta da anni. In questa mia autobiografia racconto della mia famiglia, profughi istriani giunti dalla Dalmazia a Mantova nel 1946, della malattia che mi ha colpito sin da bambina e di quanto sia stato difficile per una donna come me trovare una serenità sentimentale e professionale, oltre che fisica.
In queste mie brevi note racconto inoltre con ironia alcuni aneddoti a cui ho assistito su luoghi conosciuti e persone note a Mantova, città che confonde i vizi con le virtù
In particolare negli ultimi anni ho avuto esperienze che mi hanno insegnato ad apprezzare la vita, ringraziare per essere viva, per essere qui ora e sperare in un futuro migliore.

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Leila, il cui nome in arabo significa “scura come la notte”, ha un sole tatuato sulla fronte, un simbolo che emana energia positiva per se stessa e gli altri. La sua autobiografia è un intreccio tra la sua vita e la presenza costante della sclerosi multipla, un “mostro” che ha affrontato per molti anni. Nel racconto delle sue esperienze, emerge anche la storia della sua famiglia: profughi istriani che nel 1946 hanno raggiunto Mantova dalla Dalmazia.

Fin dall’infanzia, Leila è stata afflitta dalla malattia, la sclerosi multipla, e nel corso del tempo ha sperimentato le sfide sia fisiche che emotive. Nel corso del libro, emerge il ritratto di una donna alla ricerca della serenità, sia nel campo sentimentale che professionale, mentre affronta le sfide imposte dalla sua condizione.

Attraverso le pagine del suo racconto emergono anche aneddoti ironici che ha osservato in luoghi ben noti e con figure famose di Mantova. Questa città sembra a volte mescolare virtù e vizi in modo ambiguo. Negli ultimi anni Leila ha accumulato esperienze significative che le hanno insegnato a valorizzare ogni aspetto della vita, a riconoscere la gratitudine per l’opportunità di essere viva e a mantenere la speranza in un futuro più luminoso.


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La Vera Leila di Leila Cattalini

Prologo. Le origini di un nome

Questo mio nuovo libro riprende la storia mia e della mia famiglia ma descrive in particolare gli ultimi anni, durante i quali ho avuto esperienze negative ma anche molto positive che mi hanno insegnato soprattutto ad apprezzare la vita, ringraziare per essere viva, per essere qui ora e sperare in un futuro migliore.
L’analisi della mia storia rispecchia perfettamente il pensiero della dottoressa Anne Schützenberger, cioè la teoria della sindrome degli antenati. Sostiene infatti che esiste per ciascuno un passaggio involontario di eventi non risolti da una generazione all’altra: secondo lei i posteri proseguirebbero ciò che gli avi non hanno completato; ciò rappresenterebbe un debito nei confronti dei nostri antenati. In pratica non siamo psicologicamente liberi come crediamo restando prigionieri del passato. Questo chiarisce alcune delle situazioni a cui non sappiamo dare spiegazione.
Se è vero ciò che sostiene Sabrina Gervino nel suo libro sulle costellazioni familiari i nomi e i cognomi sono importanti in psicogenealogia per l’esame dell’Albero genealogico, ed elaborati e integrati danno importanti notizie sui segreti di famiglia e sulle imposizioni famigliari. Sia i cognomi che i nomi sono significativi e possono aiutarci a comprendere i traumi del passato. Se una donna che si chiama di cognome Paoli si unisce con un uomo che si chiama Paolo, o una donna che si chiama di cognome Bruzzone sposa un uomo che si chiama Bruzzo, dobbiamo pensare al Complesso di Edipo.

È un concetto della teoria psicoanalitica che descrive come il bambino nella normale fase evolutiva matura l’identificazione con il genitore del proprio sesso e il desiderio nei confronti del genitore del sesso opposto. Tale desiderio, se i genitori non colpevolizzano il bambino, viene superato e il bambino può proseguire le sue fasi evolutive.

(Cfr. S. Gervino, La genealogia che libera).

Le donne sopra citate hanno probabilmente un Edipo ancora aperto. Nei casi come questo un atto liberatorio sana l’Albero e affranca i discendenti. Tale situazione è frequente e un’analisi dell’Albero può valere più di anni di terapia.
Inoltre Edipo può far intuire segreti nascosti. Ribadisco che i dati si devono incrociare, ma fanno riflettere. Maria Montessori per esempio chiamò il figlio Mario e lo mise in un istituto: interessante per lei che era un’educatrice e una pedagogista.
Il mio nome, Leila, è di origine araba e deriva da un’antichissima leggenda. Il suo significato è letteralmente notte e viene a volte interpretato “scura come la notte”. Quindi un nome dolce, romantico e principesco per una bambina altrettanto dolce e bellissima. Come in Guerre stellari, Leila sarà sempre una principessa combattiva, umile e leale!


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