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Marzia

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Barbara Gherman

Marzia

Una storia non proprio comune

Edizione cartacea
Edizione digitale


Marzia. Marzia è una ragazza bisognosa d’amore, non ha famiglia, solo una nonna che vive lontano. Arriva alla pensione con tanti dubbi da risolvere, per riflettere sul rapporto con Aldo e prendere una decisione sul suo futuro.
Il desiderio di serenità familiare l’ha indotta ad aggrapparsi a un sogno, senza vedere la realtà. Ha accettato tutto dal suo uomo, ogni pretesa, persino gli sfoghi d’ira violenta. A causa di Aldo dovrà affrontare situazioni rischiose e si troverà coinvolta loschi traffici. Sostenuta dall’amica, dal titolare dell’ufficio e da un premuroso avvocato conosciuto in spiaggia, cercherà di guardare al futuro con fiducia e serenità.

L’edizione digitale inoltre include Note e Capitoli interattivi, Notizie recenti sull’autore e sul libro e un link per connettersi alla comunità di Goodreads e condividere domande e opinioni.


Biografia di Barbara Gherman

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Marzia di Barbara Gherman

Capitolo I

Erano trascorsi solo due giorni dal mio arrivo alla piccola pensione sul lungomare di Porto Garibaldi. Alla fine di maggio il lido era ancora poco frequentato, radi gli ombrelloni aperti sulla spiaggia sabbiosa e vasta: potevo trovare la quiete di cui avevo bisogno. Ero riuscita a strappare due settimane di vacanza, il titolare aveva compreso la mia necessità di evadere, di allontanarmi dai problemi che negli ultimi tempi m’opprimevano. Lo stato depressivo era evidente, dava segni allarmanti anche nello svolgimento del lavoro.

La mia collega aveva contribuito a farmi ottenere questo periodo di riposo con largo anticipo sulle ferie previste, promettendo straordinari nei giorni di maggiore necessità. Danila non era solo una collega di lavoro, era diventata la mia confidente più intima: con lei spesso mi fermavo la sera in macchina o nel bar di fronte all’ufficio per sfogarmi prima di rientrare a casa. Mi ascoltava paziente, m’incitava a prendere una decisione definitiva, se necessaria drastica, sul rapporto con Aldo, fatto ormai di soli litigi e cattiverie reciproche.

Avevo conosciuto Aldo tre anni prima al matrimonio di Danila. Viveva a Bologna, dove gestiva un magazzino all’ingrosso di tessuti. Era separato dalla moglie, stava vivendo un periodo delicato, sia nel campo della vita sentimentale che in quello lavorativo. Al ricevimento si era mostrato brillante, di buona compagnia, l’animatore della festa: era stato l’ideatore degli scherzi agli sposi, il barzellettiere, l’organizzatore del trasferimento in una sala da ballo appositamente prenotata per finire la serata in bellezza. Il caso volle che al ristorante fosse seduto al mio stesso tavolo con altre due coppie di amici, noi gli unici senza un compagno. Fu naturale che quasi tutta la sera ballassimo insieme e ci tenessimo compagnia. Mi accompagnò a casa e chiese di rivedermi. Ci scambiammo i numeri telefonici con la promessa di accordarci per una cena durante un fine settimana.

Per un mese non ricevetti alcuna chiamata e, presa dal lavoro e dal trasloco nel mio nuovo appartamento di Altedo, dimenticai la promessa e il numero di telefono.

Una sera, uscendo dall’ufficio, trovai Aldo ad aspettarmi con un mazzo di colorati fiori di campo. Mi venne incontro sorridendo e, con l’aria burlona di quella sera, mi sottopose a un fulmineo interrogatorio.

«È tutta la settimana che provo a mettermi in contatto con te, dove sei finita?! Il portiere mi ha informato che hai cambiato casa: perché non mi hai mai chiamato? Quando mi hai dato il numero di telefono pensavi davvero di volermi rivedere oppure era un modo gentile di liquidarmi?».

Risposi con lo stesso tono: «Sai, non mi fido troppo degli uomini soli incontrati ai matrimoni; soprattutto di quelli che amano essere al centro dell’attenzione. In genere cercano di approfittare del momento romantico e della loro simpatia per buttarsi in flirt senza seguito. Una ragazza sola deve imparare a difendersi, e quale strategia migliore di dare un numero sbagliato?».

«Ah, è questo che pensi di me? – replicò Aldo – Devo immediatamente farti cambiare opinione! Ti propongo un innocente aperitivo al bar qui di fronte per scambiare quattro chiacchiere e iniziare a conoscerci. Poi decideremo se continuare il discorso nei prossimi giorni».

Cominciammo a frequentarci, dapprima qualche sabato per cenare in un locale caratteristico nei dintorni di Bologna, poi sistematicamente tutti i fine settimana. Uscivamo sempre soli, insisteva nel dichiararsi molto attratto da me e desideroso di conoscermi e farsi conoscere meglio, cosa che in compagnia sarebbe risultata difficile.

Le prime serate furono piene di allegria e di sorprese: mi raccontava, forbendo il discorso di divertenti aneddoti, del suo lavoro, di come appena diplomato avesse iniziato una brillante carriera di rappresentante di un importante lanificio di Prato. In pochi anni era riuscito ad annoverare tra i clienti più fedeli le maggiori aziende di moda dell’Emilia-Romagna e della Lombardia, diventando conosciuto e stimato nell’ambiente. Diversi erano stati i produttori di tessuto che gli avevano proposto di diventare loro referente e depositario per l’Italia settentrionale, molti anche offrendo il loro appoggio economico per organizzare una struttura commerciale per iniziare l’attività in proprio.

A trentasei anni era già titolare dell’attuale magazzino all’ingrosso: tra i fornitori aveva selezionato i migliori tessitori italiani e stranieri; tra i clienti vantava le più prestigiose case di moda. Di rado si recava personalmente dai clienti, solo dai più importanti, una dozzina di rappresentanti lavorava per la sua azienda. Aveva diversi dipendenti in magazzino, negli uffici cinque solerti impiegate. Parlava con orgoglio di come così giovane era arrivato a una posizione prestigiosa. Amava viaggiare: aveva visitato quasi tutta l’Europa, parte dell’Asia e dell’America del Sud.

Una sera, parlando dei suoi viaggi, disse che il prossimo Paese che intendeva visitare sarebbe stato l’Egitto.

«Verresti con me? – mi chiese – Ho programmato il viaggio per le festività di Natale, trascorreremo il Capodanno tra le piramidi. Che ne dici?».

Marzia


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