Memorie di un programmatore copertina

Memorie di un programmatore

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Graziano Natale Portesan

Memorie di un programmatore

Dall’alluvione del Polesine alla tecnologia digitale

Edizione cartacea
Edizione digitale


Memorie di un programmatore. L’Autore narra la storia personale e collettiva della propria comunità attraversando i momenti significativi del Paese dal boom economico del dopoguerra, al periodo della contestazione, fino all’avvento dell’era informatica.
Descrive l’alluvione del Polesine, che distrugge i raccolti e genera debiti con le banche. Il dolore e la miseria dilagano e molti emigrano in cerca di una vita migliore, in Brasile o in Piemonte.
Il libro racconta anche i cambiamenti sociali e tecnologici dell’epoca come l’avvento dei dischi per conservare i dati e l’introduzione dei computer nelle aziende come la Barbero. L’Autore descrive inoltre la sua esperienza presso IBM, dove la sua capacità di programmazione viene apprezzata e utilizzata nello sviluppo di nuove applicazioni.
Sono istantanee ancora presenti nella memoria, ritratti famigliari e sociali di un eccezionale testimone della storia del Paese.

«Nel Polesine l’alluvione ha distrutto ogni possibilità di raccolto e con il passare degli anni l’unica cosa che è cresciuta sono stati i debiti con le banche. Molti polesani dicono che peggio di così non può andare e con tale convinzione emigrano con la speranza di una vita migliore.».

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Scopri la storia avvincente e toccante di Graziano Natale Portesan nel libro Memorie di un programmatore. L’Autore conduce i lettori attraverso i momenti significativi che hanno plasmato la sua comunità e l’Italia nel corso dei decenni.

Dall’epoca del boom economico del dopoguerra alla tumultuosa era della contestazione e fino all’arrivo dell’era informatica, Portesan racconta le trasformazioni sociali e tecnologiche che hanno segnato il Paese. Un evento fondamentale nella sua narrazione è l’alluvione del Polesine, che ha portato devastazione, distruzione dei raccolti e debiti con le banche. Questo evento tragico ha spinto molti a cercare una vita migliore in luoghi come il Brasile o il Piemonte.

Il libro getta uno sguardo attento anche ai cambiamenti tecnologici, come l’avvento dei dischi per la conservazione dei dati e l’introduzione dei computer nelle aziende, come nel caso della Barbero. Portesan condivide la sua esperienza presso IBM, dove la sua abilità di programmazione è stata apprezzata e utilizzata nello sviluppo di nuove applicazioni.

Attraverso le parole dell’Autore queste istantanee del passato prendono vita offrendo un quadro famigliare e sociale di un testimone straordinario della storia del nostro Paese.

Memorie di un programmatore è un’opera che cattura l’attenzione e le emozioni del lettore offrendo uno sguardo autentico e coinvolgente sulla storia e sulle esperienze di una persona straordinaria.

Lasciati trasportare in un affascinante racconto che unisce la dimensione personale all’epopea collettiva di un’intera nazione.


Biografia di Graziano Natale Portesan
Biografia di Graziano Natale Portesan

Memorie di un programmatore copertina

Memorie di un programmatore di Graziano Natale Portesan

Introduzione. Ricordo di mia madre

È il 23 dicembre, giorno del mio compleanno. Mia sorella Sandra mi chiama al cellulare non per farmi gli auguri ma per dirmi che mamma è peggiorata e chiedermi di passare a farle visita; da quando l’Alzheimer si è preso la sua mente, vive nella casa di riposo dove Sandra opera come oss, scelta praticamente obbligata per garantirle un’assistenza continua e qualificata.

Chiedo se devo attrezzarmi per trascorrere la notte con lei.

«No, sono di turno. Tu passa solo per un saluto, anche se probabilmente non se ne accorgerà nemmeno».

Salgo in auto, la casa di riposo dista quindici chilometri dalla mia e ricordo il racconto della mamma a proposito del suo secondo viaggio a San Giovanni Rotondo. È stata donatrice Avis (medaglia d’argento, mancavano poche donazioni per ottenere quella d’oro). Ha partecipato a tutte le gite dell’associazione per visitare i santuari di mezzo mondo, però padre Pio le è rimasto nel cuore. Mentre sentiva il peso degli anni, nell’ultimo incontro durante una preghiera ha chiesto come avrebbe concluso la propria vita. «Non preoccuparti, quando sarà l’ora te ne andrai con la benedizione del Signore» è stata la risposta di padre Pio.

Mi viene spontaneo chiamare don Gianni, con il quale ho un ottimo rapporto, parroco di Canale. Strani scherzi della vita: sono nato a Canale di Ceregnano a Rovigo e vivo a Canale di Cuneo, due paesi con lo stesso nome ma lontani quasi quattrocento chilometri. Gli chiedo se può dedicarmi qualche ora per far visita a mia mamma: risponde che ha tempo, posso passare in canonica a prenderlo.

Mezz’ora dopo entriamo nella camera di mia madre. Lei ci guarda entrambi e forse capisce tutto perché vedo il suo viso rilassarsi e scorgo una luce diversa nei suoi occhi. Don Gianni le impartisce la benedizione degli Olii Santi, al termine della quale mi resta la sensazione che mamma non aspetti altro. Morirà un mese dopo con il sorriso sulle labbra fra le braccia di sua figlia Sandra.

Sulla strada del ritorno don Gianni mi guarda e con un cenno d’intesa chiede: «Presidente, sarò indiscreto, ma posso chiederle alcune cose?».

«Don perché mi chiami presidente e mi dai del lei?! Non siamo mica in Consiglio. Comunque chiedi pure».

«Come presidente della casa di riposo di Canale ti firmi con il nome di Natale, mentre gli amici ti chiamano Graziano. Questa sera poi ho notato che porti lo stesso cognome di tua mamma: come mai?».

«Don è una storia lunga, ma se mi inviti in canonica per un caffè e se hai voglia di ascoltare… – poi aggiungo – E lo sai come la penso: non sono affatto ateo, ma in chiesa mi vedi poche volte. Ti devo ringraziare di cuore per ciò che stasera hai fatto per mia madre e per me. Ci vediamo alla casa di riposo per gli auguri di buon Natale». Don Gianni mi guarda, sorride, mi tende la mano e chiede: «Presidente quando mi racconta il resto?».


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