Un viaggio lungo una vita

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Marinella Cimarelli

Un viaggio lungo una vita

Racconti

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Un viaggio lungo una vita. Uno spaccato sui misteri della vita, racchiuso in alcuni racconti a volte sconvolgenti. Storie originali che si intrecciano con punti oscuri e riflessioni che prendono spunto a volte dall’esperienza dell’Autrice, altre dalla sua fertile fantasia. Ogni atto, ogni gesto, è inesorabilmente soggetto alla Giustizia Divina.
Il lettore intraprende questo viaggio con il bagaglio delle proprie conoscenze, ma arriverà al termine della lettura con nuovi spunti, come la certezza che nulla è scontato.

L’edizione digitale inoltre include Note e Capitoli interattivi, Notizie recenti sull’autore e sul libro e un link per connettersi alla comunità di Goodreads e condividere domande e opinioni.


Biografia di Marinella Cimarelli

Copertina Un viaggio lungo una vita

Un viaggio lungo una vita di Marinella Cimarelli

Il fiume scorre lento e i salmoni non saltano

Eccomi qua, sono un’Assistente Sociale giunta in prossimità della pensione e voglio raccontarvi un po’ di me, del mio lavoro e del mio viverlo nella pienezza di un ‘dare’ che non ha mai preteso di ‘riavere’ in cambio qualcosa, se non la soddisfazione dei buoni risultati e l’orgoglio di averli raggiunti.

Nel lontano 1972 mi diplomai come Insegnante Elementare al vecchio Istituto Magistrale.

Ero molto brava; ne sapevo di latino e matematica, fisica e scienze, psicologia e filosofia.

Quando fu il momento di scegliere la strada per il mio futuro seguii il consiglio di mio cognato, Psichiatra di una Struttura Manicomiale della nostra Provincia.

Erano gli anni in cui la Legge Basaglia stava preparando il terreno per la chiusura dei Manicomi tra l’entusiasmo di molti, la rassegnazione di alcuni e la contestazione di altri.

Mi ritrovai dunque a frequentare la Scuola per Assistenti Sociali, con specializzazione triennale.

La laurea nacque solo nel 2001 a Trieste, presso la Facoltà di Scienze della Formazione, ed io la conseguii.

Avevo al tempo 47 anni, ricordo che lavoravo in Ospedale di giorno e studiavo e viaggiavo di notte, percorrendo con il treno un tragitto di circa 300 chilometri.

Lo sforzo che dovetti compiere fu immane.

Ricordo la fatica di rimettermi sopra i libri, dare gli esami scritti ed orali, eseguire i tests, prendere gli appunti, registrare la mia voce che narrava il sunto di tomi da 400/500 pagine.

Fui però ampiamente ripagata poichè la preparazione, della quale non ero sicuramente carente sino a quel momento, si arricchì di nuovi contenuti e conoscenze dettagliate sulle problematiche emergenti di una modernità sempre più complessa, che da lì a pochi anni sarei andata ad affrontare.

Primo fra tutti il fenomeno dell’immigrazione.

Da quell’osservatorio privilegiato che è il Servizio Sociale sempre attento i bisogni, alle richieste di aiuto e sostegno provenienti da ogni lato, con implicazioni più o meno gravi delle capacità degli utenti di far fronte alle problematiche, come ero abituata a vedere da qualche decennio, mi accingevo così a compiere l’ultimo tratto del percorso lavorativo che trascorsi ben 40 anni oggi mi porta ad un passo dalla pensione.

Ed è sempre stupore, incanto, meraviglia constatare che questo pullulare di persone in difficoltà mi ruota intorno come una galassia piena di stelle; alcune si accendono, altre si spengono, nascono nuovi mondi…ed il florilegio della vita continua.

Un viaggio lungo una vita


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Una piccola porzione di cielo

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Caterina Artini

Una piccola porzione di cielo

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Una piccola porzione di cielo. Si può donare un cuore spezzato? Sono Sophia, commediografa, ero molto giovane quando ho cresciuto la mia prima figlia; poi Daniel mi ha dato la famiglia che avevo sempre desiderato e una seconda figlia. Ma non tutto dura in eterno e anche gli amori più speciali, qualche volta, giungono al termine.
La vita fa regali inattesi che non apprezziamo a causa del nostro passato che ci plasma, ci blocca. Ho assaporato il gusto delle sconfitte e quello delle gioie gratuite e semplici. Ho perdonato gli errori commessi e ho imparato a non vivere in funzione di nessuno al di fuori di me stessa e delle mie figlie.
Questa è la mia storia, la mia rinascita. È la scoperta di come ho trovato la mia piccola porzione di cielo. Ciascuno ne possiede una.

L’edizione digitale inoltre include Note e Capitoli interattivi, Notizie recenti sull’autore e sul libro e un link per connettersi alla comunità di Goodreads e condividere domande e opinioni.


Biografia Caterina Artini

Copertina Una piccola porzione di cielo

Una piccola porzione di cielo di Caterina Artini

Capitolo primo

«Sophia, allora ci vediamo domani».

«Sì, io resterò ancora un po’ per sistemare un paio di dialoghi. Qualcosa che non mi convince del tutto, anche se non so spiegare cosa con precisione, almeno per il momento».

Tenevo la testa china sfogliando le pagine con in mano una matita che agitavo freneticamente e che seguiva il ritmo dettato dal mio piede, oscillante.

«Ti lascio le chiavi?».

«Sì, grazie».

Solo allora sollevai lo sguardo, rivolgendo ad Alec un sorriso mentre lo squadravo dal basso verso l’alto.

«Sarà ora che te ne faccia fare una copia».

«Sì, ormai passo più tempo fra queste mura che a casa mia».

Terminai la frase con un cenno d’intesa accompagnato da un sospiro divertito, mentre lui mi allungava il suo mazzo di chiavi.

«Provvederò, allora. Ciao».

Alec mi posò la mano su una spalla, in un gesto paterno e affettuoso, dopo essersi abbottonato il soprabito. Quando se ne fu andato mi ritrovai tutta sola in quel teatro. Decisi di sedermi sul palco, con le gambe a penzoloni, a metà fra il suolo dell’Olimpo e la platea dei fedeli che si prostrano al cospetto degli dei. Sedetti lì per sentirmi parte di quell’ambiente, a cui spesso sentivo di non appartenere del tutto, nonostante la grande passione che provavo. In realtà non mi ero mai sentita di appartenere a nessuno, perlomeno non in maniera assoluta.

Non feci molto caso alla platea, alle poltrone. Volevo rileggere il copione, l’avevo portato sul palco con me e la mia concentrazione era volta soltanto su questo. Quando decisi di concedermi una pausa – ripassata quasi tutta la commedia – mi alzai in piedi rumoreggiando con i tacchi degli stivali color cuoio che battevano sulla ribalta. Allargai le braccia, reclinai leggermente la testa sentendo i capelli toccarmi il fondo della schiena e, lentamente, roteai su me stessa compiendo un giro completo. Solo allora la mia quiete e i miei pensieri furono spezzati da una voce che, dopo la sorpresa iniziale, riconobbi come famigliare.

«Sei a tuo agio, lassù».

Udendola, mi ricomposi immediatamente avvicinandomi alle scale per scendere in platea.

«No, ti prego non scendere. È bello osservarti mentre sei così…».

«Così come?!» domandai, posando una mano sui fianchi.

«… Libera».


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